"Non c'è alternativa al salvataggio delle venete"

Lo dice Renzi ma le trattative fra Roma e Bruxelles sono in stallo. E ora rischia anche Carige

«Non c'è alternativa al salvataggio delle banche venete, poi sarebbe interessante vedere come queste banche sono state governate, fare un'azione di responsabilità. Ma ora l'importante è mettere in sicurezza i correntisti», ha detto ieri sera l'ex premier Matteo Renzi a Porta a Porta. Il problema è che il destino di Pop Vicenza e Veneto Banca è appeso alla soluzione che il Tesoro metterà sul tavolo della Commissione Ue per trovare il miliardo in più di capitale chiesto da Bruxelles in cambio del via libera all'ingresso dello Stato nell'azionariato. Per il momento, dopo che l'azionista di maggioranza - il fondo Atlante, ha dato forfait - la trattativa resta in stallo. Ieri sono circolati voci su un possibile coinvolgimento di fondi di private equity se emergesse una soluzione di compromesso, con una richiesta dimezzata rispetto a quella del miliardo. Il problema è che manca il tempo: entro giugno la Commissione vuole chiudere il negoziato con Roma. Se il ministro Pier Carlo Padoan non troverà chi mette i soldi, il destino dei due istituti è segnato.

Negli ultimi giorni però i riflettori si sono spostati da Nordest alla Liguria. Carige è, infatti, tornata nel caos con la sfiducia arrivata dal vicepresidente, nonchè azionista di controllo, Vittorio Malacalza, all'ad Giulio Bastianini. «Non c'è niente da dire. Le chiacchiere le lascio agli altri. Saranno i fatti a parlare», ha detto Malacalza, in un colloquio con il Secolo XIX, dopo il cda di martedì che ha sancito la rottura con Bastianini. Lo scontro è sui tempi di attuazione del piano industriale e la conversione in azioni del bond subordinato di 160 milioni, in parte in mano a Generali, che modificherebbe gli equilibri azionari. «Io non metto alla porta nessuno nè do ordini. Do dei consigli», ha aggiunto Malacalza sottolineando che «bisognerebbe riflettere di più sulle persone» e che «le decisioni le prende il consiglio di amministrazione». Il mercato però ora teme i rischi per la stabilità dell'istituto cui serve un rafforzamento patrimoniale fra i 450 e i 600 milioni di euro. Il titolo Carige ieri è crollato ai minimi storici in Borsa e ha chiuso la seduta con un calo del 6,5% a 0,23 euro dopo essere stato anche sospeso per eccesso di ribasso. «La spaccatura tra l'azionista di maggioranza e il top management potrebbe ritardare il de-risking dell'istituto - rilevano gli analisti di Mediobanca, aggiungendo che lo scontro sul piano di messa in sicurezza di una banca «strettamente monitorata» dalla Bce «potrebbe avere conseguenze negative nella percezione del mercato sull'intero settore bancario italiano».

La mozione di sfiducia di Bastianini sarà discussa martedì 9 ed è probabile che già in questa riunione venga deciso il passo indietro del manager e annunciato il nome del suo successore che Malacalza avrebbe già in tasca (a Genova si scommette su un ex Unicredit, senza però fare nomi).

L'obiettivo è varare il rafforzamento patrimoniale e la scissione degli npl già nel successivo cda di martedì 13 che dovrà anche convocare l'assemblea sull'aumento.