"Non dimenticare il Pci". Il compagno Napolitano dà gli ordini al premier

L'ex capo dello Stato getta la maschera: il Pd è erede del riformismo cattolico ma anche del Partito comunista, mi pare giusto tenerne conto

C'è il Pci tra i «progenitori» dell'attuale Pd e al partito di Matteo Renzi il vecchio comunista Giorgio Napolitano ricorda che «non si può cancellare il proprio dna o conservarne una traccia sbiadita».

L'ex presidente della Repubblica sembra temere che la rimozione postideologica possa consentire alla sinistra di camuffarsi da qualcosa di simile alla destra, soprattutto per rubarle voti, rinnegando il suo passato. Ma, avverte, si è il frutto di quella storia, «anche se si è attraversato periodi di evoluzione e trasformazione profonda», anche se si è diventati «un partito che ha più radici, come ha più radici il Pd».

Napolitano sa di dire una cosa scomoda per il premier e segretario dem, che ha costruito il suo successo sul trasformismo politico e sul rassicurante messaggio che il nuovo partito progressista italiano non ha più nulla a che fare con quello comunista guidato da grandi e temibili leader da Togliatti a Berlinguer. Lo sa, ma la dice con forza, senza preoccupazioni anche per se stesso, che in tutta la sua carriera politica ha dovuto fare i conti con il passato appoggio all'invasione dell'Armata rossa in Ungheria nel 1956. Solo il giorno prima Renzi ha detto grazie al capo emerito dello Stato dalla festa dell'Unità a Milano, per come ha servito il Paese in questi anni e ora Napolitano risponde con quello che sembra uno schiaffo da Bologna, dove commemora l'amico Renato Zangheri, storico sindaco della città dal '70 all'83, scomparso un mese fa a 90 anni. «Evidentemente - dice, riferendosi al Pd - ha un suo nuovo dna, nel quale però c'è sia l'eredità del riformismo cattolico sia del Partito comunista italiano. Quindi credo che la necessità di tenere vive le tracce di quelle esperienze, le loro lezioni e la loro, per certi aspetti, persistente validità, sia giusta».

Persistente vali dità, dice, ed è chiaro che ce l'ha con chi rinnega il passato comunista , che può non essere personale per un leader quarantenne, ma è pur sempre nell'identità del partito che guida. Napolitano ammette i «tragici fallimenti» che hanno messo in crisi il socialismo, però ricorda la lezione del sindaco bolognese, in suo intendere il socialismo «oltre ogni restrizione di partito e di dottrina». E ammonisce: «Non si può dunque - a me pare voglia dire Zangheri - operare consapevolmente oggi se manca una base di conoscenza e riflessione storica e ciò vale, io aggiungo, per tutte le grandi forze e correnti politiche e sociali. Vale per ciascuna di esse che abbia conosciuto anche profonde evoluzioni e trasformazioni avendo pur sempre alle spalle “idee e passioni”, esperienze e ispirazioni non cancellabili, da non idoleggiare ma insieme da non “dannare”, rimuovere o ignorare».

Napolitano cita anche il democristiano di sinistra Pietro Scoppola, per spiegare la nascita del Pd attraverso «una elaborazione, assimilazione culturale di quelle diverse eredità». Il Partito democratico con il quale Renzi cerca di conquistare i voti moderati, insomma, può pure indossare la camicia bianca, quello che batte sotto è un cuore rosso.

Commenti

Fradi

Mar, 08/09/2015 - 16:12

Voglio leggere i commenti di quelli che deridevano Berlusconi quando affermava che l'anima del PCI sopravvive nella sinistra italiana.