Non ho affossato Roma, i numeri parlano chiaro

C aro direttore, debbo drasticamente correggere il titolo («Così Rutelli e Veltroni hanno affossato Roma») e il contenuto dell'articolo pubblicato dal Giornale sul debito storico del Comune di Roma. Se il debito del Campidoglio ammonta oggi a 13,6 miliardi, dopo otto anni di gestione commissariale (che ne aveva certificato la dimensione in circa 22 miliardi di euro), e se l'ammontare al termine della mia Amministrazione - fine 2000 - era pari a 5,9 miliardi, anche un bambino delle scuole elementari è in grado di fare due conti e capire che è impossibile che i miei sette anni di governo abbiano «affossato Roma». Occorrerebbero alcune pagine per riassumere in modo tecnico materie tanto disomogenee, e calcolate in modi difformi da troppi (includendo nei conti, o meno, debiti e crediti remoti, spesso inesigibili; debiti finanziari; non finanziari fuori bilancio; debiti commerciali; contenziosi urbanistici, alcuni dei quali ipotetici; conteggio degli interessi). Basti considerare che il debito finanziario del Comune, secondo le cifre cui vi richiamate, che inizia addirittura dagli espropri per le Olimpiadi del 1960, sarebbe cresciuto dal 2007 al 2008, in un solo anno, di oltre quattro miliardi, il che è evidentemente assurdo. *presidente di Alleanza per l'Italia, sindaco di Roma dal 1993 al 2000