Non si cresce con la spesa

C'è un cambio di passo, molto importante anche se incompleto, da parte di Gentiloni nei rapporti con la Germania e con l'Unione europea, in particolare (ma non solo) sui due temi della politica di bilancio e della immigrazione, che il premier ha definito con una formula chiara ed efficace, quella della doppia rigidità. Cioè due pesi e due misure; rigidità stretta per quel che riguarda quel che dovrebbe fare l'Italia per il suo bilancio e rigidità di manica larga ovvero flessibilità per quel che dovrebbero fare l'Unione Europea e gli altri stati su ciò e sull'immigrazione e che non fanno. Invece - sostiene Gentiloni, richiamando ciò che ha affermato il presidente Mattarella - è necessario che non si addossi all'Italia e ad altri pochi paesi il peso dell'immigrazione e del suo controllo. Bisogna che tutti se ne assumano il costo e che ci sia una politica comune dell'intera Unione Europea, da risolvere soprattutto all'origine. Gentiloni sta cercando di bloccare l'immigrazione, ma c'è un sovraccarico di immigrati e di pericoli. L'Europa - ha aggiunto il premier - non può continuare a chiederci austerità, soffocando la nostra crescita. Bisogna che ci lasci uno spazio per la crescita e che si assuma quel compito di controbilanciare gli effetti restrittivi dovuti e riduzione dei deficit di bilancio, mediante politiche europee di espansione degli investimenti: che sono rimaste largamente sulla carta. Ai tempi della Renzinomics, della politica economica di Renzi la linea era ben diversa: consisteva in una sorta di scambio fra flessibilità. A noi quella del bilancio, con deficit molto superiori a quelli firmati dal governo nel programma di medio termine, all'Europa la facoltà di non affrontare il tema dell'immigrazione, scaricandolo su di noi, sia per il costo dandoci un'altra deroga alle regole sul deficit e sul debito e sia per la parte dell'accoglienza sul nostro territorio, con i problemi e i rischi crescenti che ciò comporta. Renzi, faceva la voce grossa a difesa del nostro Paese, ma si trattava di retorica. Gentiloni, con toni pacati, ha messo i puntini sulle i per il problema di Fiat-Chrysler osservando che finché i controlli ambientali, secondo le regole Europee spettano ai governi delle case produttrici, i test fatti in Italia per Fca valgono anche in Germania. Merkel su questo non ha replicato. Per l'immigrazione ha dato ragione al nostro premier: si spera non siano dichiarazioni di comodo. Silenzio della cancelliera sulle politiche fiscali. Su cui però Gentiloni ha solo parzialmente ragione. Infatti non è vero che il nostro deficit di bilancio mediante spese correnti aiuta la crescita. È solo il deficit mediante riduzione di imposte che la genera, assieme alla spesa per investimenti dell'Unione europea, per infrastrutture e grandi opere europee che non grava sul nostro bilancio, ma su quello della comunità, perché beneficia tutti.