Non solo vittime Parità di infamia per le donne

Arricceranno il naso quelle che in nome della sacrosanta parità di genere si affannano per diffondere l'immagine angelicata della donna come creatura apollinea, madre amorevole e devota compagna. Per paradosso, sono le-donne-paladine-delle-donne a profondere immensi sforzi per l'affermazione di uno stereotipo tanto odioso quanto dannoso. La donna è sempre e comunque vittima del potere e della violenza maschile? Così vorrebbero farci credere quanti sul dogma della donna vittima per forza hanno costruito carriere politiche e fortune editoriali. Ma la realtà è ben diversa. Le donne amano il potere non meno degli (...)

(...) uomini. E al pari di costoro sanno essere abili manipolatrici ed efferate criminali. In Corea del Nord il numero due di un regime non esattamente liberale, checché ne pensi Salvini, è una donna 27enne, sorella del dittatore Kim Jong-un. La scalata al potere della «Lady Macbeth» di Pyongyang sembra inarrestabile secondo uno schema che ha già visto ai vertici il padre Kim Jong-il, scomparso nel 2011, e la sorella Kyong-hui, donna pure lei. Nel 2010 il Sydney Living Museum ha esposto una collezione delle foto segnaletiche di venditrici illegali di liquori, ladre di pellicce, prostitute e assassine arrestate dalla polizia australiana tra il 1910 e il 1930. Un amarcord criminale dal volto femminile. La cronaca italiana conta innumerevoli casi di madri che uccidono i figli, o di donne che accoltellano i propri compagni o ex mariti. Solo per citarne alcuni, lo scorso marzo una donna a Lecco ha ucciso a coltellate le figlie di 3, 10 e 13 anni. Nel 2002 a Madonna dei Monti in Valtellina una donna di 31 anni adagiò il corpo della figlia di 8 mesi nella lavatrice, chiuse lo sportello e azionò il ciclo. A Parabiago nel Milanese una madre uccise il figlio strangolandolo con un cavo elettrico. L'anno scorso nel Brindisino una donna ha avvelenato mortalmente la figlia di 3 anni facendole bere del diserbante. E che dire delle madri che abbandonano i neonati davanti ad un cassonetto o li gettano nel water? Sono storie vere che sconfessano il dogma della donna vittima per forza. Prendete la mafia: il mafioso è maschio per definizione, meglio se con la coppola. Invece nelle carceri di massima sicurezza italiane sono recluse 133 donne accusate di associazione mafiosa. E secondo gli esperti di mafiologia sono sempre più numerose le donne, mogli e sorelle, che prendono il posto di fratelli e mariti finiti dietro le sbarre. Pochi giorni fa è stata arrestata Tamara Pisnoli, ex moglie di un noto calciatore italiano, con l'accusa di aver organizzato con altre otto persone il sequestro di un imprenditore. Ci auguriamo che la signora possa dimostrare la propria innocenza, ciò non toglie che le espressioni a lei attribuite nelle intercettazioni («Sai quanto ci metto a fa' ammazza' una persona? Basta che metto 10mila euro in mano ad un albanese, non ci mette niente») non si addicono a un volto d'angelo. C'è poi il capitolo prostituzione: si può ritenere ancora oggi che le prostitute siano inesorabilmente vittime del racket? Lo sfruttamento esiste, guai a negarlo, ma c'è una grossa fetta, forse maggioritaria, di prostituzione volontaria. È l'adorabile Wanda di Indro Montanelli che al parroco sopravvenuto per benedirle la casa diceva con un inconfondibile accento bolognese: «Gli uomini, quando gli tira la coscienza, vengono da lei. Quando gli tira qualche altra cosa, vengono da me». Nel 2012 l'Ufficio delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine ha rilasciato un rapporto secondo il quale il 33% delle persone condannate in cinquantasei Paesi tra il 2007 e il 2010 per traffico di esseri umani, anche a fini prostitutivi, è costituito da donne. Considerando soltanto l'Asia centrale e l'Europa dell'est la quota sale al 77%. Le «pappone» esistono e da oggi lo attesta persino l'Onu, c'è da credergli. La «parità di genere» è anche questo: gli angeli stanno solo in paradiso.