Il nostro buonismo sa di resa: ribelliamoci

G li individui sono programmati geneticamente per la sopravvivenza. Di fronte al pericolo si attivano reazioni fisiologiche e psicologiche al fine di scamparlo. Rimanere inermi, inviare segnali di resa e pacificazione di fronte a un'aggressione violenta è una reazione estrema dei più deboli, molto spesso il carnefice la interpreta come un'accettazione dei suoi comportamenti. Dopo poche ore dall'attentato a Bruxelles, dalle piazze europee e sui social network, partiva il solito refrain del politically correct: l'Islam non è terrorismo, l'amore vincerà, viva la pace. Neppure il coraggio di esprimere rabbia, di minacciare ritorsioni, di spaventare il nemico per comunicargli che siamo pronti per la battaglia e non ci lasceremo massacrare. I paesi islamici e le loro teocrazie, in nome di una religione interpretata alla lettera e che non si è mai riformata, compiono ogni giorno nefandezze insopportabili. Sono brutalità che trovano giustificazione nella letteratura religiosa islamica, eppure non si possono muovere critiche, non si può chiedere siano loro a rivedere una dottrina che ispira l'oppressione, la sharia e la jihad impedendo l'integrazione e la convivenza pacifica. Siamo noi a vergognarci e a coprire le nudità delle nostre statue, a permettere la costruzione di moschee in cui si predica l'odio e la violenza verso gli infedeli cristiani ed ebrei, a garantire diritti civili a chi non riconosce la nostra civiltà. A ogni attacco terroristico invece di ribadire e difendere i nostri valori di eguaglianza e libertà rispondiamo immobilizzandoci, ammicchiamo al fanatico aggressore, ipotizziamo colpe e complotti occidentali. L'attentato a Bruxelles e il massacro del Bataclan sarebbero stati orditi da un gruppo di banchieri sionisti, come fecero nel '900 in Russia, inventando un falso documento dei «Savi di Sion», che i nazisti utilizzarono abilmente per giustificare la Shoah. A ritenere che dietro ad ogni evento nefasto si nasconda una cospirazione è proprio chi, se ne avesse avuta l'occasione, avrebbe complottato. L'individuo che pensa siano stati gli americani a orchestrare l'11 settembre è proprio quello che potendo lo avrebbero orchestrato. È un antiamericano, antisraeliano che odia se stesso e la sua civiltà.