«Numeri farlocchi per infangarci» Ci mancava il grillino complottista

Il senatore Airola contesta i dati sui feriti: sono stati gonfiati per accusare l'amministrazione. Poi il dietrofront e le scuse

Giampiero Timossi

Torino «Questa volta è dura», altro che dati farlocchi. Ha perso un'occasione per tacere Alberto Airola, capogruppo al Senato del Movimento Cinque Stelle, torinese. Lui domenica all'alba non ha resistito, spinto dagli insegnamenti del leader Beppe Grillo: imporre la contro-informazione sull'informazione. Airola stava ancora in piazza San Carlo e già scriveva su Facebook: «Domani facciamo il punto, è sicuro che dopo aver chiamato vigili, prefettura e questura i dati riportati dai media sui presunti feriti di Torino in piazza San Carlo sono farlocchi. Tutto questo per infangare il buon lavoro dell'amministrazione, di prefettura e questura». A quell'ora i media parlavano di mille feriti. Alla fine saranno 1.527. Così il senatore cancella il post e corregge: «Chiedo scusa, non avevo intenzione di fare polemica. Ieri sono stato sino alle 3.30 in piazza e nessuno sapeva dare numeri precisi tra prefettura e questura, mentre i giornalisti confermavano dati così alti. Mi unisco al dolore dei feriti».

Non c'è nessun complotto, ma c'erano almeno 30mila persone in piazza e un'idea di «dilettanti allo sbaraglio». «C'era il divieto di portare bottigliette di vetro, ma in piazza decine di ambulanti vendevano di tutto», raccontano i testimoni. Le bottiglie sono diventate un tappeto di vetri ed è per questo che centinaia di persone sono state ricoverate con profondi tagli. Quei venditori dovevano essere fermati, anche dagli agenti della polizia municipale. La sindaca Chiara Appendino era volata a Cardiff per la finale, è rientrata con «il primo volo disponibile». Furibonda ha strigliato i collaboratori: «Capite in che guaio ci siamo infilati? Stavolta sarà dura uscirne». Il primo a finire nel mirino è Ivo Berti, comandante dei vigili, promosso con una delibera del 28 aprile. Insomma, uno dei suoi, niente sindrome del complotto. Anche questo, in fondo, rende la sindaca diversa dalla massa dei Cinque Stelle. E sempre meno simpatica ai vertici M5s. Ieri la sindaca ha visitato i feriti, ha partecipato al comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Non ha risposto subito a chi chiedeva se anche lei, come per la finale del 2015, avesse firmato un'ordinanza anti-vetro. «Pensiamo alle persone ferite, alle loro famiglie». Ha preso tempo. Ci sono grillini che sanno tacere. Poi c'è Airola. In serata la sindaca ha fatto scrivere una nota. Dice: «Il soggetto organizzatore, Turismo Torino, ha operato con le medesime modalità messe in atto nel 2015 in occasione della finale del 6 giugno. Anche in quel caso la città aveva incaricato Turismo Torino e non era stato approvato alcun provvedimento di ulteriore limitazione nella vendita di vetro e metallo, oltre a ciò che è già previsto». Poi l'affondo: «Per la presenza di venditori abusivi sono in corso le verifiche per individuare le eventuali responsabilità. La sindaca attende dal comandante Ivo Berti una relazione sulle attività svolte e riferirà degli esiti in aula». Falso complotto, vero pasticcio.