La nuova battaglia di Mantovani: «E adesso voglio l'assoluzione»

Giuliana De VivoMilano «La barba che mi è cresciuta in carcere non la taglierò fino a quando non potrò riabbracciare tutti i miei familiari e tutti i miei amici». È un Mario Mantovani risoluto e battagliero quello che torna ad Arconate dopo la scarcerazione e la concessione degli arresti domiciliari di lunedì sera. Del resto è stato lui stesso a ribadirlo ai familiari e al suo avvocato Roberto Lassini, assieme al quale ha varcato la soglia di casa attorno alle 20: «Sono la stessa persona che ero quando sono entrato in carcere». Una persona nota ad Arconate, non fosse altro che per la carica di primo cittadino a lungo ricoperta: infatti al suo arrivo lunedì sera una piccola folla di persone si era radunata per salutarlo. «Amici, simpatizzanti e gente comune che si è riunita in modo spontaneo», fanno sapere dall'ufficio stampa. Certo, balzano all'occhio le differenze rispetto a quei 41 giorni a San Vittore: la cena di nuovo a casa con la moglie Marinella e la figlia Lucrezia, un occhio ai telegiornali - «solo il Tg5 ha dato la notizia della mia scarcerazione» - poi, contrariamente al suo solito, a letto presto.Il day after di Mario Mantovani, fuori dal carcere ma non da uomo libero, comincia con una lunga dormita - serena e profonda, del resto non è mai stato uno che si sveglia all'alba, riferiscono persone a lui vicine - la colazione con caffè e fette biscottate quando la figlia è già uscita per andare a lavorare. C'è una sola cosa che l'ex assessore lombardo alla Sanità faceva in carcere e che ha continuato a fare anche nelle ultime 48 ore: studiare le carte dell'inchiesta che lo vede accusato di corruzione, concussione e turbativa d'asta. L'idea, di fronte a un rinvio a giudizio che ancora non c'è stato ma che sembra scontato, è quella di difendersi, come si suole dire in questi casi, «nel processo» e non «dal processo». Quindi, niente scorciatoie tecnico-giudiziarie ma solo «la granitica convinzione di essere onesto e di poter dimostrare la mia innocenza, con una difesa fondata sulle prove e sulle testimonianze», ha ripetuto ai suoi collaboratori, aggiungendo che l'obiettivo è «arrivare prima possibile a una sentenza di assoluzione».Difficile dire se anche in questi giorni l'ex numero due del Pirellone ripeta il motto che il suo cerchio magico gli attribuisce come filosofia di vita - «male non fare, paura non avere» - ma di sicuro la prima notte e il primo giorno tra le mura domestiche sono state senza scossoni: una visita dell'altro figlio, Vittorio, poi una mattinata tranquilla, con la moglie che esce a comprare i giornali e lo ritrova intento a rifare il letto; che va al lavoro e rientra per pranzare con lui con i ravioli al burro.