Nuova Zelanda, moglie del premier: "Il lavoro o la famiglia". Si dimette

John Key ha deciso di abbandonare la politica dopo otto anni da primo ministro. Rassegnerà ufficialmente le dimissioni il prossimo 12 dicembre

Il premier neozelandese John Key ha deciso di abbandonare improvvisamente la guida del suo Paese. La motivazione, non ufficiale, sembra non essere politica ma di natura familiare.

L'ex manager finanziario, primo ministro per il Partito nazionalista dal 2008, rassegnerà ufficialmente le sue dimissioni il prossimo 12 dicembre.

L'annuncio, scrive Repubblica.it, è arrivato durante la sua conferenza stampa settimanale nella quale non ha però spiegato apertamente quali sono stati i motivi personali che lo hanno portato alla decisione ma ha ricordato che "questo impegno ha richiesto sacrifici alle persone a me più care".

I giornali neozelandesi hanno però raccontato la storia che ci sarebbe dietro le dimissioni del premier: la moglie Bronagh da mesi gli aveva posto un ultimatum. È stata soprattutto l'invasione dei media e della sua attività pubblica nella vita privata dei figli a convincere la Bronagh a chiedergli di scegliere la famiglia o la carriera politica. John Key aveva conosciuto sua moglie alla scuole superiore, ad Auckland, la capitale della Nuova Zelanda: si erano sposati che erano ancora ventenni, hanno avuto due figli.

Key, ribattezzato "l'assassino sorridente" per la capacità di ristrutturare aziende e di tagliare posti di lavoro senza il minimo imbarazzo, aveva vinto il suo primo mandato da deputato nazionalista nel 2002 nel collegio di Helensville. Nel 2008, da leader del partito, mise fine a 9 anni di governo del partito laburista.

Uno dei suoi principali successi è stato il programma economico che ha fatto uscire la Nuova Zelanda dalla recessione già dal 2014. Facendo riferimento a sua moglie in un commento alla radio, Key ha detto "ho dato tutto quello che potevo, abbiamo parlato del mio impegno con mia moglie e lei è felice per il fatto che sarò più a disposizione della famiglia, non mi aveva imposto nessun ultimatum".