Nuove batoste su chi è già vessato

La manovra correttiva che bolle nel pentolone del governo e delle correnti del Pd non promette nulla di buono per il contribuente.

In essa campeggiano tre innovazioni, una peggio dell'altra, rivolte ad esasperare la tassazione di chi già paga di più di quello che sarebbe normale, cioè la riforma del catasto, la sostituzione dei ticket sanitari con un contributo che sale col reddito del titolare della tessera sanitaria e dulcis in fundo - la riduzione lineare delle cosiddette spese fiscali cioè dei vari tipi di esoneri fiscali che ci sono nel nostro sistema tributario per l'imposta personale sul reddito e per quella sulle imprese.

La riforma del catasto che si progetta è un mostro con la forma di una idra a due teste: da un lato ci sarebbe la sostituzione della valutazione del valore dei vani con quella basata sul valore dei metri quadri e dall'altro lato la sostituzione del catasto basato sul valore del reddito medio che è quello attuale con il catasto basato sul valore patrimoniale di mercato. La sostituzione del catasto basato sui metri quadri a quello sui vani penalizza le case di una volta con vani grandi rispetto a quelle di adesso in cui lo spazio viene utilizzato al massimo con il risultato di spingere a distruggere le case di un tempo per rimpiazzarle con casermoni senza spazi verdi.

L'operazione si scontra con l'esigenza di salvaguardare il nostro patrimonio culturale e con il principio di capacità contributiva. La laboriosa riforma in questione non è del tutto pronta e quindi sarebbe comunque attuata in modo frettoloso, a spanne. Questa riforma sarebbe a invarianza di gettito. Ma se ciò è vero ci si domanda che senso abbia inserirla in una manovra di finanza pubblica che mira a ridurre il deficit a cura di un Parlamento che non ha una vera legittimazione popolare essendo stato eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Ma c'è il trucco. L'adozione del catasto patrimoniale in luogo di quello di quello basato sulla capitalizzazione del reddito si sostituisce il valore ipotetico che l'edificio avrebbe se fosse costruito anche sullo spazio non fabbricato circostante ed elevandolo in altezza. Questo metodo di tassazione come dice Einaudi distrugge la città bella e si addice alla brutta, con le case alveare e senza spazi verdi.

Il ticket sanitario progressivo è un non senso logico: colpisce di più chi ha più bisogni di medicine e può quindi è spesso in uno stato in cui ha necessità di un maggior reddito per ottener lo stesso livello di benessere di chi ha meno reddito ma ha meno bisogni di cure. Inasprisce la progressività delle imposte già aspra. Un ragionamento analogo vale per il progetto di ridurre le detrazioni fiscali vigenti di una percentuale fissa, senza distinguere le varie situazioni, al puro scopo di fare gettito, come con la proposta che sta circolando di abbassare le detrazioni del 19% attuale al 18%. Sfoltire la giungla degli esoneri fiscali è benemerita opera se lo si fa con l'arte della mondariso e se l'obbiettivo dello sfoltimento è quello di recuperare gettito per abbassare l'aliquota progressiva. Ma non si sta operando così. Con i tagli lineari generalizzati degli esoneri fiscali, si peggiora il sistema, perché si taglia sia il buono che il cattivo. E si dà il senso di un fisco che va casaccio. Perché il Pd frazionato in correnti pensa alle primarie non al Paese.