Nuovo amore? Basta alimenti. E per noi donne è meglio così

Per la Cassazione con la creazione di una nuova coppia di fatto si perde l'assegno Che noi signore dovremmo rifiutare: ci marchia come inabili a cavarcela da sole

«Ultime sul fronte delle corna», esclama il compare siculo piombando nella sala del barbiere. Peccato che il cliente con il volto ricoperto di schiuma sia proprio lui, il «cornuto» del paese. È una scena di «Divorzio all'italiana», la commedia di Pietro Germi ambientata in un'Italia che non esiste più. È il 1960, il divorzio non è ancora legale e don Ferdinando Cefalù, interpretato da Marcello Mastroianni, ha un solo modo per liberarsi dell'ingombrante moglie: sorprenderla in flagrante adulterio e ucciderla. Il delitto d'onore dimezza la pena. Oggi che il divorzio è legge e l'infedeltà coniugale non vale come esimente, si sono compiuti alcuni passi avanti e altri se ne attendono. Recentemente la Corte di Cassazione, esprimendosi su un caso brindisino, ha stabilito che l'assegno divorzile percepito dall'ex moglie non equivale a un «vitalizio»: se esiste una nuova relazione affettiva, anche in assenza di un matrimonio civile, la moglie non ha più diritto al «bonus». Così il maschio ribelle che non voleva più sottostare alle richieste dell'ex coniuge è premiato da una pronuncia rivoluzionaria che orienterà, si spera, le decisioni future in tribunale. Il pregiudizio paternalista che ha plasmato fino ad oggi leggi e giurisprudenza si fonda sull'idea che la femmina italica, ancora nel Ventunesimo secolo, sia una sorta di minorata incapace di stare in società, guadagnare in proprio, rifarsi una vita. Di conseguenza, il suddetto esemplare avrebbe bisogno di un «tutore», ruolo non dissimile a quello svolto dal «guardiano» nelle società arabe. E di competenza, nelle nostre società, dell'ex marito. Un tempo il divorzio era per la donna uno stigma sociale, oggi è uno status socialmente appetibile. Ti rende vieppiù interessante perché hai un passato e soprattutto un uomo costretto a saldare i tuoi conti. Il matrimonio all'italiana somiglia a un contratto in cui una parte è ipergarantita e l'altra si assume l'intero rischio in caso di fallimento. Per esempio, applicando il criterio del medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, fior di mariti si sono trasformati in tacchini da spennare. L'assegno milionario di cui beneficia mensilmente Veronica Lario assurge a caso monstre ma sono migliaia i poveri cristi che per versare cinquecento euro al mese all'ex moglie sono tornati a vivere a casa dei genitori o, peggio, in automobile. Se l'ex marito a dieci anni di distanza dal divorzio ottiene una liquidazione, il tfr, a conclusione di un rapporto di lavoro, l'ex moglie può rivendicare il 40% della somma. Dovremmo essere noi donne a rifiutare per prime un privilegio ingiustificato. E siccome i costumi cambiano, capita che in un caso sia persino l'uomo a questuare la mancia a vita. La conduttrice tv Barbara d'Urso rischia di essere incriminata per violazione degli obblighi familiari perché il ballerino che sposò nel 2002 e sorprese, quattro anni dopo, su Chi mentre baciava una mora in spiaggia, lamenta il mancato versamento dell'assegno divorzile. Lo stesso ha avuto una figlia dall'attuale compagna. Ma certi legami, si sa, non si sciolgono mai.