Nuovo siluro di Letta a Renzi «Peggio della Prima Repubblica»

L'ex premier irritato per la nomina in segreteria Pd della sua fedelissima. Così Matteo isola la fronda

Laura Cesaretti

Roma Rientrata la fronda grillina sul tedesco, stroncata sul nascere dal diktat pro-tedesco di Beppe Grillo, le bordate più pesanti alla nuova legge elettorale arrivano dal fronte anti-Renzi del centrosinistra.

Spara a palle incatenate l'ex premier disarcionato, Enrico Letta: «Si gioca una partita su una legge elettorale peggio della Prima Repubblica, quando almeno si potevano scegliere i parlamentari. Questa volta nemmeno questo potrà essere concesso agli elettori italiani». Un singolare peana per le preferenze, che è soprattutto una dichiarazione di guerra al leader del Pd. Su cui piovono gli attacchi di vecchi nemici come Pier Luigi Bersani (talmente identificato ormai con Ferrini, celebre personaggio di Quelli della Notte, da parlare soprattutto di pedalò, oltre a dare dell'«avventurista» a Renzi) e di ex amici come Walter Veltroni, che lamenta il ritorno al proporzionale: «Sono molto preoccupato dal fatto che il mio Paese torni agli anni '80. È una svolta radicale, che rischia di accentuare drammaticamente l'impossibilità per l'Italia di conoscere il riformismo».

Se nel Pd si risponde alle critiche di Veltroni, senza però nutrire alcun dubbio sulla sua lealtà: «Walter sa bene che il maggioritario è stato affossato dalle sentenze della Consulta e dal No al referendum, e non ha i numeri in Parlamento», dice un esponente renziano. Mentre qualche dubbio c'è su Letta, che secondo i tam tam di Mdp sarebbe in via di avvicinamento alla lista di sinistra radical di Bersani e (forse) Pisapia. Attraverso di lui, gli scissionisti Pd sperano di avere addirittura la benedizione di Romano Prodi, ma al Nazareno nutrono dubbi: «Ve lo vedete Prodi che benedice il partitino di D'Alema e magari Turigliatto?», ridono.

Ma con Letta è scontro totale: del resto non è passata inosservata la perfidia di Matteo Renzi, che ha nominato nella propria segreteria la ex braccio destro lettiana Benedetta Rizzo, già presidente di Vedrò, la famosa rete trasversale messa su dall'ex vicesegretario Pd.

La doppia giravolta dei Cinque Stelle, tornati ieri alfieri del sistema tedesco, non ha stupito più di tanto Renzi e lo stato maggiore Pd. Si aspettavano i mal di pancia dei parlamentari grillini, atterriti di non rientrare nelle scelte della Casaleggio che deciderà le candidature («Coi collegi uninominali e i listini corti molti di noi non rientreranno in Parlamento», lamentano). E si aspettavano anche la blindatura di Grillo, che vuole due cose: evitare le preferenze, e darsi una rapida verniciata di credibilità da forza di governo, mantenendo, per la prima volta nella sua vita politica, un patto. La minaccia del Pd ha funzionato: «Se fate saltare l'accordo, rilanciamo subito il Rosatellum, e se non va si vota con il Consultellum: a me vanno bene entrambi», ha fatto sapere Renzi. «Vedrete, la legge elettorale tedesca non salta», ha rassicurato ieri mattina i suoi dopo la lettura dei giornali che - a cominciare da Corriere e Repubblica - si erano buttati tutti giulivi a decretare il fallimento dell'accordo. E da oggi si vota in commissione.