Obama, niente giuria: scartato in tribunale Si consola col pranzo

Selfie e sorrisi, ma non viene scelto. E va al galà con ospiti da 850 dollari a coperto

Barack Obama è un uomo fortunato. Lo si capisce dai dettagli e dalle circostanze. Non perché sia stato presidente degli Stati Uniti d'America ma per l'ultima storiella accaduta nella contea di Cook, Illinois. Dunque l'ex capo della Casa Bianca era stato chiamato a far parte di una giuria popolare per una causa al tribunale presieduta da Tim Evans. Gli era già capitato nel 2010, mentre stava scrivendo il suo primo intervento e discorso sullo Stato dell'Unione. Allora aveva trovato le opportune giustificazioni per disertare la chiamata.

Ieri, però, scortato da auto nere e guardie del corpo, si è presentato scravattato, in candida camicia, accolto da tifosi e tifose nostalgiche, emozionate dall'apparizione, pronte a chiedere l'autografo e il selfie memorabile. Obama, in forma perfetta, sorridente, ha preso il suo numerino, come al supermercato o all'ufficio postale, poi ha atteso di essere convocato in aula. Nel mentre fotografi e troupe televisive registravano il grande evento, l'ex avvocato ha incominciato a controllare l'orologio.

Erano le dieci e da lì a poco, sulla sua agenda, era previsto un altro appuntamento. Ma l'America prima di tutto e la corte sopra tutto. Gli exit pool lo hanno fregato, l'esito del sorteggio, con i bigliettini bianchi e numerati dentro una grande ampolla, lo ha infatti scartato. Niente giuria, niente diaria di dollari 17 e 20, le auto nere hanno riacceso i motori, le guardie del corpo hanno coordinato l'uscita imprevista ma il colpo dell'ex premier è stato perfetto: infatti, lo stavano aspettando al Fairmont Chicago Millennium Hotel.

Qui si erano radunati mille imprenditori e affini, convocati da Michael Sacks, grande sponsor dell'ex presidente. Lo stesso Sacks ha versato un milione di dollari alla fondazione Obama e gli invitati al pranzo hanno pagato 850 dollari a testa per essere presenti alla colazione, per sedere allo stesso tavolo o di fianco o a distanza e, così, ascoltare le parole dell'ex presidente.

Tutto programmato, tutto previsto, un affarone che stava per saltare in aria se dalla boccia del tribunale fosse uscito il numero di Barack Obama che, di sicuro, non è più l'uno per il Paese, ma nemmeno per le giurie popolari. Peccato per quei 17 dollari e qualche centesimo della diaria. Persi. Sarebbero stati utili per comprare una cravatta.