Occhio agli alleati: rischiamo di restare soli

Dagli amici mi guardi Iddio, ché dai nemici mi guardo io. A dar retta a Daily Telegraph e New York Times il vecchio adagio è quanto mai attuale. Soprattutto per noi italiani. Mentre a Bruxelles si decidevano strategie e modalità dell'intervento europeo sulle coste libiche i due quotidiani pubblicavano una serie d'indiscrezioni sulle manovre di Francia e Inghilterra nell'ex colonia che dovrebbero indurci ad una guardinga prudenza. Soprattutto in vista di un'operazione a guida italiana che parte sulla carta come un'operazione di polizia internazionale, ma sul terreno può facilmente degenerare, come in Somalia nel 1993, in uno scontro aperto con terroristi e milizie islamiste.

Intendiamoci intervenire contro i trafficanti d'uomini è, se l'Onu ci darà il via libera, una necessità ineludibile. Il problema è semmai farlo in compagnia di Parigi e Londra ovvero di due «alleati» che nel 2011 non esitarono a deporre Gheddafi per subentrare all'Italia come interlocutore politico economico di Tripoli e mettere le mani sulle commesse dell'Eni. Un giochino che - stando ad alcune mail «uscite» dal posta elettronica dell'ex segretario di Stato Usa Hillary Clinton - non si concluse neppure dopo l'eliminazione del Colonnello. Nel 2012 - mentre l'Eni riprendeva le redini dei rapporti commerciali con l'ex colonia - Francia e Inghilterra avrebbero continuato a lavorare per favorire la secessione della Cirenaica, la provincia orientale scrigno delle riserve petrolifere libiche. Il vero ispiratore del piano, stando alle mail citate dai due quotidiani, sarebbe stato il presidente Nicolas Sarkozy convinto che la deposizione del Colonnello non garantisse ancora i vantaggi economici e commerciali auspicati. Una tesi condivisa dal premier britannico David Cameron prontissimo, a sua volta, nel mobilitare i propri 007 per «favorire la nascita a Bengasi di un regime semi autonomo in grado di creare opportunità di business».

Le rivelazioni, va detto, sono parte del fuoco di sbarramento pre-elettorale apertosi negli Usa per bloccare la corsa alla Casa Bianca di Hillary. E Sidney Blumenthal, il consigliere della Clinton autore delle mail, è un personaggio assai discusso all'interno della stessa amministrazione democratica. Le sue mail, però, hanno indiscutibilmente anticipato la realtà. Dall'autunno del 2012 la Cirenaica è una provincia fuori controllo in balia, da una parte, dei terroristi islamici di Ansar Sharia e, dall'altra, di gruppi «federalisti» che puntano ad una maggiore autonomia nello sfruttamento delle risorse petrolifere.

Detto questo le mail di Hillary sono solo un ricamo sull'assai più vasta tela di ambiguità e doppiezze tessuta dagli alleati europei ai danni del nostro paese. Per questo, se mai il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approverà le operazioni a guida italiana contro i trafficanti di uomini, il nostro paese dovrà muoversi con estrema attenzione. Le incursioni studiate per distruggere i barconi possono facilmente innescare uno scontro a tutto campo con le milizie islamiste al potere a Tripoli o con lo Stato Islamico. E trasformare l'operazione di polizia internazionale in qualcosa di molto simile all'inferno somalo in cui ci ritrovammo coinvolti nel 1993. A quel punto cosa succederebbe se la solidarietà dei nostri alleati si rivelasse identica a quella riservataci sul fronte delle quote per la suddivisione dei migranti?

La risposta è drammaticamente semplice. Resteremmo con il cerino acceso e ci ritroveremmo a gestire da soli uno scontro armato dove terroristi e amici dei trafficanti di uomini avrebbero facile gioco nel definirci «aggressori ed eredi dei colonizzatori». A tutto vantaggio di chi, come Francia e Inghilterra, non muove un dito per aiutare l'Italia invasa dai profughi, ma farebbe carte false per sottrarci il nostro gas e il nostro petrolio.