Occupazioni, fabbriche e Cina Una comicità votata alla "causa"

Attore e mimo di grande talento scelse però l'apostolato politico. Oscillando sempre tra il popolaresco e l'erudito

Pubblichiamo l'articolo di Mario Cervi (1921-2015), fondatore e direttore de il Giornale scritto quando fu assegnato il Nobel a Dario Fo. Il pezzo era entrato a far parte di un progetto editoriale che l'indimenticabile Cervi non poté condurre a termine a causa della malattia.

Ignoro in quale preciso momento Dario Fo, attore e mimo di straordinario talento, abbia sentito nascere e crescere in sé un'irresistibile voglia d'apostolato politico. Certo è che negli anni della contestazione Fo è stato, per il movimento studentesco e per i gruppuscoli della sinistra movimentista, un punto di riferimento essenziale. Bisogna ricordare, per capire il ruolo e l'importanza di Fo, cosa fosse la Milano di quegli anni. Era una metropoli che aveva abdicato alle sue tradizioni; che aveva consegnato le sue strade e le sue piazze ai cortei violenti del sabato; che aveva rinunciato a difendere la sua università dalla presa di possesso dei katanghesi di Mario Capanna. Era una Milano intimorita e avvilita: e anche, in molti salotti, affascinata dalla violenza fisica e dalla violenza verbale.

A questo quadro che per i più, anche se venivano definiti «maggioranza silenziosa», era desolante, e che per una minoranza elitaria e snobistica era ricco di fermenti intellettuali, Dario Fo aveva dato l'apporto della sua capacità d'invenzione e di satira. La sua creatività allucinata e favolistica veniva utilizzata per la «causa». Il «poer nano» delle sue prime recite si trasfigurava in personaggi ambiziosi. Fo affermava e ripeteva di voler recitare per il popolo, anche se riesce difficile credere che il popolo - quello che s'appassionava e s'appassiona alle trasmissioni nazional-popolari della Rai e che evita il teatro come la peste - spasimasse per i testi di Fo. A volte ingegnosi a volte pretenziosi, oscillanti tra il popolaresco e l'erudito. Testi nei quali ancor più dei contenuti aveva valore il «messaggio», inequivocabile. Ha scritto Capanna nei suo Formidabili quegli anni: «Tra i benpensanti (1969, ndr) si leva lo scandalo degli artisti del living theatre che a un certo punto recitano completamente nudi sulla scena. Dario Fo, Franca Rame e la loro comune teatrale vanno di città in città in un crescendo di geniali sberleffi ai padroni e al loro potere. Sono i più applauditi interpreti delle lotte e delle speranze».

Fo, l'uomo che aveva vestito in gioventù l'uniforme della Repubblica di Salò, anelava oltretutto al riscatto, probabilmente, con i suoi slanci populisti. La strage di piazza Fontana, che fu per più di una ragione una svolta nella vita italiana, lo fu anche per il corso artistico-politico di Fo. Piuttosto che alla strage bisogna anzi riferirsi alla morte dell'anarchico Pinelli. Fo abbracciò subito, con irruenza - e ben sapendo quanto le sue prese di posizione pesassero - le tesi che Pinelli fosse finito nel cortile della questura di Milano perché afferrato e scagliato nel vuoto dal bieco commissario Calabresi. L'attore aveva sottoscritto - in buona compagnia, le firme erano 800 - un documento in cui Calabresi veniva qualificato come commissario «torturatore» e come «responsabile della fine di Pinelli». Ma non si limitò a questo. Imbastì uno spettacolo (Morte accidentale di un anarchico) in cui Calabresi era «il dottor Cavalcioni» che costringeva appunto gli interrogati a mettersi in bilico su una finestra. I critici, incluso quello dell'Avvenire, andarono in estasi. E molti anni dopo Giovanni Raboni sentenziò sul Corriere della sera: «Uno spettacolo mirante soprattutto a mettere in evidenza, e in ridicolo, le molte contraddizioni e inverosimiglianze della versione prodotta dalla polizia e accreditata dalla magistratura». Qualcuno fu così convinto delle contraddizioni e delle inverosimiglianze (nonché della loro intollerabilità) che, lo sapete, ammazzo Calabresi. Divenuto guru acclamato della sinistra, Fo occupò nel 1974 una palazzina Liberty pressoché abbandonata e ne fece il suo quartier generale milanese, e il luogo deputato delle sue recite, oltre che dei riti contestativi.

Franca Rame, che insieme con il marito si prodigava per aiutare i carcerati (in particolare quelli accusati di reati politici) impegnandosi a fondo nel «Soccorso rosso» svolgeva anche un'azione femminista di tutto rispetto. Sulla quale Indro Montanelli ebbe a pronunciarsi il 14 marzo 1975 (Festa della donna) in maniera decisa. «Leggo la sua lettera - scrisse a una lettrice dalle colonne del Giornale - proprio nel momento in cui la cronaca della città in cui vivo e lavoro registra le scalmanate e poco edificanti esibizioni delle suffragette rosse, incolonnate per le vie del centro di Milano nel giorno cosiddetto della Festa della donna. La manifestazione, con il solito corredo di violenze e di abusi, si e conclusa dentro e fuori la palazzina Liberty con una specie di rito pop ispirato alla libertà sessuale, officiante quel grande sacerdote del progressismo d'avanspettacolo che si chiama Dario Fo. Queste feste popolari la dicono lunga sulla situazione morale del Paese. La civilissima Milano è diventata, mi consenta l'espressione, una città di tolleranza».

Ma ci voleva altro che la rampogna montanelliana - allora, intendiamoci - per spegnere le fiammate d'entusiasmo barricadero di Fo, il quale per un certo tempo si pose sotto la protezione ufficiale del Pci e andò girovagando, con le sue opere tra camere del lavoro e fabbriche. Ma poi la sintonia s'interruppe e Fo, che aveva esaltato in una commedia gli «espropri proletari», compì un lungo viaggio nella Cina della «rivoluzione culturale»: ossia delle repressioni, delle vessazioni, dei crimini orrendi. Ne tornò entusiasta. Non è il caso di infierire: tanti altri Maestri incapparono in analoghi infortuni. Di quella Cina insanguinata e sanguinaria Fo diede una descrizione giulebbosa e deamicisianamente ammirata. Fosse andato invece in Svezia, chissà quanti sberleffi avrebbe dedicato al perbenismo nordico e grigio di quella società. In compenso gli svedesi - che soffrono di noia, non di isterismi estremistici, e dunque ammirano gli eccessi - l'hanno solennemente premiato. Milano può tranquillamente applaudire, a sua volta: i cortei degli autonomi e del movimento studentesco sono acqua passata, e se qualcuno ne tenta una replica, si tratta piuttosto di una parodia. La dinamite politica è stata disinnescata. Ben venuto fu dunque per Fo il Nobel, che con la dinamite ha qualcosa a che fare.

Commenti
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alfredido2

Ven, 14/10/2016 - 08:24

L'apostolo del Comunismo , immagino , ha lasciato un patrimonio trascurabile in coerenza con la sua filosofia di vita avulse dal profitto personale ; ovviamente il modesto patrimonio sarà devoluto ,per la gran parte, ,oltre che al figlio,ai lavoratori pensionati ,giustamente da lui tanto amati,che,come tutti sanno,arrivano con fatica e pesanti rinuncie a fine mese. Che delusione e pena sarebbe se non fosse così.

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mariosirio

Ven, 14/10/2016 - 08:32

Hanno dato il premio nobel a uno che nessuno legge, pochi conoscono e tanti celebrano nell'ignoranza ma all'inventore dei maccheroni non ci pensa nessuno.

vince50

Ven, 14/10/2016 - 08:38

Questione di punti di vista,a mio modesto parere era solo il classico giullare di sinistra(vedi Benigni),che hanno fatto un sacco di soldi dando in pasto al pubblico ciò che voleva sentire.

sesterzio

Ven, 14/10/2016 - 08:43

Quanta prosopopea per un personaggio di sconfinato squallore!

Angiolo5924

Ven, 14/10/2016 - 08:51

Diciamocela tutta. E' stato un grande perché dall'estrema destra era passato a quella sinistra. Allora Nobel, tutti ad applaudire, il presidente-tentenna che ne fa l'elogio funebre e sceneggiate assortite. Se avesse fatto il percorso inverso, nessuno o pochi avrebbero saputo della sua esistenza. Gli addetti alla disinformatija rossa e basta.

Fjr

Ven, 14/10/2016 - 08:55

cosa fosse la Milano di quegli anni. Era una metropoli che aveva abdicato alle sue tradizioni; che aveva consegnato le sue strade e le sue piazze ai cortei violenti del sabato, in qualche modo Cervi aveva preannunciato cosa sarebbe diventata Milano, solo che il soggetto è diverso niente piazze occupate dalle manifestazioni rosse,ma solo occupate da clandestini fatti arrivare da catto comunisti per mero interesse ,delle tradizioni perse non dico nulla per la rabbia

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Ven, 14/10/2016 - 09:03

Dario FO, è stato, più che giullare, l'energia attoriale per eccellenza. Precipitando come una slavina, si è tirato dietro un bel po' di accidentati fervori. Senza ombra di dubbio. Ma, meritatissimo il Nobel, di Lui ci resta il transito di un fascinosissimo impegno d'Arte autentica. Sicuramente, Lui, avrà beffardamente riso di se stesso, per le tante performance ideologiche generate senza convincimento alcuno, inclusa l'ultima grillesca. Pertanto, passi nella memoria della Storia con l'usurato GENIO E SREGOLATEZZA. Con tutto il bene dell'anima. -riproduzione riservata- 9,03 - 14.10.2016

gesan

Ven, 14/10/2016 - 09:07

Come prima di lui Pannella, Fo ha lasciato il mondo migliore. Per il solo fatto di essersene andato.

vernunftigo

Ven, 14/10/2016 - 09:47

Mi dispiace che Mario Cervi non possa recepire il mio sincero grazie per questo suo limpido articolo, espressione di un giornalismo onesto, razionale ed eticamente alto, non disgiunto da un tocco di ironia.

Tuthankamon

Ven, 14/10/2016 - 09:47

Non ho niente contro la persona. Tuttavia di Dario Fo non ho mai capito la posizione, non ho mai apprezzato l'espressione e ancor meno ho capito l'assegnazione del nobel.

steacanessa

Ven, 14/10/2016 - 09:53

gesan. Sintesi perfetta.

Aristofane etneo

Ven, 14/10/2016 - 09:56

Il amassimo del suo essere giullare di corte l'ha mostrato quando ha urlato con sommo disprezzo "fascista!!!" ad un suo avversario politico. Aveva rimosso l'appartenenza alla Repubblica di Salò? Mah! Pace all'anima sua.

Ritratto di DuduNakamura

DuduNakamura

Ven, 14/10/2016 - 10:20

Pur non essendo un estimatore di Dario Fo, trovo estremamente di cattivo gusto ripubblicare articoli critici. Non mi aspettavo un "coccodrillo", ma almeno un po' di umana pietas.

acam

Ven, 14/10/2016 - 10:49

Artisticamente lo conoscevo pochissimo perché aveva una comicità che non mi faceva ridere, una drammaticità che non mi faceva piangere, insomma tra lui e la moglie mi annoiavano alquanto e non li seguivo. Era sicuramente partigiano nel senso che vedeva il foglio solo da una parte. ha fatto del ben all'Italia tutto da dimostrare perché le idee da lui seguite partigianamente l'Italia l'anno rovinata e non rovinata, lui per altro potrebbe essere un Nobel dei 6--

Ritratto di elkid

elkid

Ven, 14/10/2016 - 11:14

--------gli errori politici ed umani sono un denominatore comune a tutti---guai se non fosse così---siamo esseri umani ed abbiamo il diritto sacrosanto di sbagliare-----ma l'eredità che ognuno di noi lascia quando muore sono -le sue riflessioni --i suoi pensieri--le sue frasi---spunti di pensiero da cui elaborarne degli altri--le idee--la fantasia---ed in tutto questo fo è una miniera d'oro---ha scritto oltre 100 commedie---i destricoli che identificano fo solo al grammelot non ne hanno letta mezza---come accidenti fai a giudicare una persona se non conosci le sue idee?--hasta

Ritratto di LANZI MAURIZIO BENITO

LANZI MAURIZIO ...

Ven, 14/10/2016 - 11:56

PAGLIACCIO, BUFFONE COMUNISTA

FRANZJOSEFVONOS...

Ven, 14/10/2016 - 12:14

ANCORA CON QUESTO? TOGLIETELO LO ABBIAMO SOPPORTATO PER UNA INTERA VITA, E ORA CI VOLETE ROVINARE LA GIORNATA ANCHE QUANDO E' MORTO? TOGLIETELO E NON PARLIAMO PIU' DI QUESTO OPPORTUNISTA

Ritratto di wilegio

wilegio

Ven, 14/10/2016 - 12:43

elkid "non conosci le sue idee"? Cosa ci vuole ancora per sapere come la pensava? Lasci perdere, per piacere!

agosvac

Ven, 14/10/2016 - 12:47

Non si dovrebbe dimenticare che negli ultimi anni della sua vita Dario Fo è, molto allegramente , passato dai comunisti dell'ex Pci, oggi Pd, ai movimentisti di grillo!!! Considerando che aveva cominciato con l'essere fascista, questa la dice lunga sul personaggio.

agosvac

Ven, 14/10/2016 - 12:56

Egregio elkid, probabilmente, lei è l'unico in italia ad avere letto le oltre 100 commedie scritte da Fo. Mi sorge un dubbio: ma lei sa leggere e, principalmente, riesce a capire ciò che legge??? Per quanto riguarda noi destricoli, abbiamo ben altro da leggere che Fo!!!!

geronimo1

Ven, 14/10/2016 - 12:56

Quest komunisti come Benigni e Fo suonano la musica che il Partito vuole.... Ho sentito un barbone per strada che declamava la Divina Commedia molto meglio del Benigni... Ma solo per lui i radical chic hanno gli orgasmi gridando al capolavoro...!!!!!!!!

Ritratto di elkid

elkid

Ven, 14/10/2016 - 13:01

-----wilegio---sei tu che non hai letto un rigo della immensa produzione del fo--- dal momento che hai travisato completamente quello che ho scritto--capisco anche il perchè non hai letto---non fa niente--non ti devi scusare---c'è nella vita chi si trova più a suo agio con la zappa--il mondo ha bisogno anche degli zappatori---hasta

alberto_his

Ven, 14/10/2016 - 13:12

Non vedo dove giaccia il problema se il nostro ha cambiato più volte bandiera durante la sua esistenza terrena. Ogni scelta è frutta del suo tempo: se le ha portate avanti per convinzione o per opportunismo certo non sta a noi di giudicare o condannare. Non è questo il caso, ma per gli assoluti incoerenti ho sempre avuto simpatia

Ritratto di elkid

elkid

Ven, 14/10/2016 - 13:18

-------agosvac----se è il cambiamento di idee politiche quello che ti da fastidio di fo--- studiati la parabola della fallaci---noterai che ha fatto lo stesso percorso di fo in senso inverso---da sinistra a destra---e se va bene alla fallaci---buona camicia a tutti--hasta

Ritratto di Carlo_Rovelli

Carlo_Rovelli

Ven, 14/10/2016 - 13:29

Non mi e' mai piaciuto il suo lavoro, il suo uso del dialetto ancora meno.

il corsaro nero

Ven, 14/10/2016 - 13:31

@Dario Maggiulli: ma che diamine hai scritto?

Ritratto di pasquale.esposito

pasquale.esposito

Ven, 14/10/2016 - 13:44

IO; DI QUESTA PERSONA NON HO MAI VISTO UNA COMMEDIA OPPURE UN DRAMMA AL TEATRO CHE É DI BUONA FATTURA; ANZI SE DARIO FO HA SCRITTO PIU DI 100 COMMEDIE PERCHE NON SI CONOSCE NEPPURE UNA?; IO CONOSCO NATALE IN "CASA CUPIELLO" DI EDUARDO DE FILIPPO! "FILUMENA MARTURANO" ANCHE DI EDUARDO! "SABATO DOMENICA E LUNEDI" ANCORA DI EDUARDO COMMEDIE CHE SONO STATE MESSE IN SCENA IN TUTTO IL MONDO ANCHE DA LAURENCE OLIVIER! MA DELLE COMMEDIE DI DARIO FO NESSUNO SA NIENTE QUI IN GERMANIA! IO CONOSCO LE COMMEDIE DI CARLO GOLDONI!QUELLE DI WILLIAM SHAKESPEARE OPPURE QUELLE DI EDUARDO DE FILIPPO! MA DI COMMEDIE SCRITTE DA DARIO FO NON NÉ CONOSCO NEPPURE UNA CHE SIA FAMOSA!.

Ritratto di yuriilgiuliano

yuriilgiuliano

Ven, 14/10/2016 - 15:46

Nel tempo si conoscono le persone, ma anche e sopratutto le non persone. Il soggetto in questione faceva parte senza se e senza ma della seconda categoria, come scritto in occasione del (sic.) nobel da lui ritirato tranne pochissimi addetti ai lavori delle sue 100 commedie quasi nulla si sa. E' estremamente facile scrivere contro fazioni politiche che non avevano a suo tempo possibilità alcuna di contraddittorio, perciò non santifichiamo chi santo non lo è mai stato; saltare da una fazione all'altra per convenienza non mi sembra comportamento da essere retto e giusto.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Ven, 14/10/2016 - 16:26

E' una mera illusione che la mediocrità possa essere contagiata da influenze elitarie di pensiero in modo da produrre quella ricchezza di una nazione che conduca al vero avanzamento della Civiltà. Altri più autorevoli di me hanno lamentato il pessimo stato della partecipazione sociale nella rete. Questa pagina è densa di poveri derelitti che mortificano la civiltà del pensiero. Fatevi spiegare da uno bravo 'che diamine' io ho scritto nel precedente delle 9,03. Comunque, il Genio, si serve sempre di un estro bizzarro in chiunque lo appalesi. In Michelangelo come in Einstein, come in Dario Fo. Farne ora l'anamnesi non è il caso. Specialmente se l'uditorio non è preparato a tanto. -riproduzione riservata- 16,26 - 14.10.2016

Ritratto di wilegio

wilegio

Ven, 14/10/2016 - 19:06

elkid la prego di non darmi del tu, dal momento che io e lei non abbiamo mai mangiato insieme... ne' mai lo faremo. Ma dove ha imparato a scrivere in italiano? Al cepu?