Oggi il varo del Def. Misure finanziate con spending review e privatizzazioni: in vendita quote per oltre un punto di Pil

RomaPer il terzo anno consecutivo, il governo punta tutto sulle privatizzazioni. Nell'ordine, conta di mettere sul mercato, tra quest'anno e il prossimo, quote di Poste, Enav, Enel (lo Stato è già sceso al 25%) e Ferrovie dello Stato. Il ministero dell'Economia punta ad incassare dall'operazione più di un punto di Pil: mezzo dalle Poste, lo 0,15% dall'Enav, lo 0,2% dall'Enel. Per non parlare dal gettito delle Fs, atteso per il 2016.

Nel complesso, l'operazione-privatizzazione garantirà una minore spesa di interessi (vista la riduzione del debito) che - sebbene non verrà definita nel Def, Documento economia e finanza - al ministero dell'Economia stimano prossima ai 4 miliardi di euro. A questi si devono aggiungere i 6 miliardi di maggiori risparmi, determinati dal calo dello spread. A conti fatti, il governo conta di finanziare le clausole di salvaguardia (che avrebbero innescato un aumento dell'Iva) con la minore spesa di interessi sul debito pubblico.

Il resto della manovra per il 2016 - che verrà tratteggiata dal Def, oggi all'esame del consiglio dei ministri - verrà da un'operazione di risparmi di spesa che rientrerà alla voce spending review. E, per favorirla, si sta ragionando su un decreto legge, in programma per giugno. Il cui unico scopo sarà quello di tranquillizzare i prevedibili mal di pancia che potrebbero nascere a Bruxelles, dopo un Def siffatto.

Nella sostanza, il governo potrà annunciare di anticipare la manovra a giugno: la spending review dovrebbe contenere i risparmi di spesa (già gli enti locali sono in rivolta per i tagli) destinati a dare copertura finanziaria alle misure espansive che Renzi ha annunciato. Rischiano il rinvio a novembre, invece, le riduzioni alle agevolazioni fiscali per le imprese.

Una simile costruzione del Def rischia di non rispettare gli impegni assunti a livello europeo. Nel 2016 l'Italia dovrebbe far scendere il deficit all'1,8% del Pil. Il 2014 si è chiuso al 3%. E quest'anno dovrebbe viaggiare intorno al 2,6%. Matteo Renzi ha fatto capire a Padoan di avere in tasca la garanzia che la Commissione non aprirebbe una procedura d'infrazione qualora il disavanzo nostrano dovesse non rispettare il tetto dell'1,8%. L'importante è restare sotto il 3%: avrebbe detto il premier al ministro dell'Economia.

La condizione per ottenere questo «sconto» sarebbe appunto una robusta campagna di privatizzazioni: la procedura per la mancata riduzione del debito, infatti, è stata solo congelata dalla Commissione Ue; non come per il deficit, su cui c'è stata addirittura una interpretazione ufficiale sul perché è stato concesso di ridurlo quest'anno dello 0,25% al posto dello 0,5%. Da qui, la volontà del governo di valorizzare all'interno del Def la promessa di cedere asset dello Stato per oltre un punto di Pil. A questi artefici aritmetici si sommeranno quelli che il presidente del Consiglio deve mettere in campo per portare a casa la riforma elettorale (domani inizia l'iter della terza lettura alla Camera), della pubblica amministrazione, della scuola e della governance della Rai. In compenso, oggi al consiglio dei ministri dovrebbe rivoluzionare la squadra di Palazzo Chigi. Insieme a Delrio, deve sostituire anche il segretario generale della presidenza.