Ogni ente ha una sua legge elettorale. I candidati governatore? Cinquanta

Se ci fosse stato un Matteo Renzi in salsa genovese alla guida del consiglio regionale, forse anche la Liguria sarebbe riuscita ad aggiornare il proprio sistema elettorale. Invece, anche l'ultimo tentativo fatto nei mesi scorsi di ammodernare il Tatarellum è fallito e così invece di un ipotetico Liguricum i cittadini di Levante e Ponente andranno alle urne il prossimo 31 maggio per eleggere il successore del democratico Claudio Burlando con il sistema elettorale entrato in vigore nel lontano 1995.

Ma al di là del caso ligure, per i 23 milioni di elettori chiamati alle urne per il rinnovo dei consigli di Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia il rischio confusione è elevato. In un momento in cui, secondo recenti sondaggi, un italiano su due dice di non conoscere i meccanismi del nuovo Italicum, nelle 7 Regioni al voto si andrà alle urne con 7 sistemi elettorali differenti. Unici punti in comune l'elezione diretta del presidente della Giunta e i corposi premi di maggioranza attribuiti alle liste vincitrici. Un meccanismo, quest'ultimo, che non può che far riflettere. Perché mentre in Parlamento per mesi i partiti si sono interrogati sull'incostituzionalità del premio di 340 seggi (pari al 55% degli scranni) al partito che supera il 40% dei voti attribuito dall'Italicum, nelle Regioni il peso del premio per le liste vincitrici può arrivare ad essere ben maggiore.

In Veneto - dove il governatore uscente Luca Zaia sfiderà altri sei contendenti - il bottino varia dal 60% dei seggi (in caso la coalizione superi il 50% dei voti) al 55% (se la coalizione resta sotto l'asticella del 40%). In Toscana, unica Regione dove è previsto il ballottaggio se nessuna coalizione raggiunge il 40%, chi supera il 45% delle preferenze si acchiappa il 60% dei seggi. Il premio scende al 57,5% in caso di vittoria al secondo turno. Gruzzolo consistente di seggi anche in Campania, dove il sistema elettorale garantisce alle liste che sostengono il presidente il sessanta per cento dei 50 membri del Consiglio. In Puglia il premio oscilla tra il 53 e il 56% a seconda delle preferenze raggiunte; nelle Marche tra il 51 e 58%, mentre in Umbria il 60% dei seggi andranno alla lista vincente ma senza alcuna soglia minima di voti.

Scaduto nello scorso week end il termine per la presentazione delle liste quello che risulta analizzando il fiorire di listini e partitini in tutto lo Stivale è un'istantanea degli scontri fratricidi in atto nei vari partiti sia a livello nazionale che locale. In tutto si arrivano a contare poco meno di 50 candidati governatori appoggiati da un centinaio di liste differenti. E con questi sistemi elettorali basta vincere con poco, magari in un clima di grande astensione, per andare subito all'incasso.