Ok alla vendita del 29% di Poste Lo Stato incasserà 2,6 miliardi

L'ipotesi è fare cassa fino a 8 miliardi, ma nel 2016 è prevista solo la cessione Enav per 1,5

«Uno stretto controllo dei conti pubblici e la realizzazione del programma di privatizzazioni possono consentire di avvicinare il più possibile il rapporto tra debito e prodotto a quanto programmato e garantirne una riduzione significativa nel 2017», ha detto ieri il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle sue considerazioni finali. In serata, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Dpcm che disciplina i criteri per la quotazione in Borsa della seconda tranche di Poste Italiane, pari a una quota del 29,7% del capitale, attualmente in mano al Tesoro. Il provvedimento arriva a cinque giorni dalla decisione del Mef di conferire a Cassa Depositi Prestiti un 35% di Poste con un aumento di capitale di 2,9 miliardi (l'altro 35,3% era stato collocato nel 2015).

La partecipazione che verrà messa sul mercato ai prezzi attuali di Borsa vale però circa 2,6 miliardi. Troppo poco per raggiungere l'obiettivo di privatizzazioni 2016 di 8 miliardi, dopo lo slittamento della quotazione di Fs al 2017. Dalla vendita di Grandi Stazioni e dal debutto sul listino dell'Enav dovrebbero entrare infatti circa 1,5 miliardi, che sommati ai 2,6 di Poste fanno circa 4,5 miliardi. Poco più della metà dell'obiettivo.

Quanto all'operazione con Cdp, l'obiettivo primario è il rafforzamento patrimoniale della Cassa che fa ancora i conti con la minusvalenza di 450 milioni realizzata rilevando il 12,5% di Saipem. E rischia di finire a corto di munizioni, assai necessarie invece per il braccio finanziario della politica industriale renziana. Cdp, oggi presieduta da Claudio Costamagna, ha chiuso il 2015 in rosso per 900 milioni, contro i 2,2 miliardi di utili del 2014. Il passaggio alla Cdp dovrebbe inoltre ridurre il rischio di revisione del contratto, in scadenza nel 2019, sulla raccolta del risparmio postale.

Al momento Poste riceve una commissione dello 0,5% sui saldi medi di buoni fruttiferi e libretti postali collocati per conto della Cdp. Si tratta di circa 1,6 miliardi di ricavi, il 6% sul totale.

Commenti

unosolo

Gio, 02/06/2016 - 10:02

si continua a vendere per incassare solo soldi per coprire enormi perdite e falsare il bilancio Nazionale , altro che il debito è in stasi. siamo in netta recessione , pensioni e stipendi lo dimostrano , scendono di oltre 50 euro al mese e da gennaio 300 euro in meno le pensioni figuriamoci i stipendi , poi se contiamo dal governo Monti in qua ,,,,,,,,