Olimpiadi a Torino Appendino e 5 Stelle nelle mani del Pd

Consiglieri dem pronti a sostenere la sindaca Il governo allarga la scelta a Milano e Cortina

Dal «modello Appendino» al «caso Torino» il passo è stato breve. Il bubbone, dopo mesi di critiche e tensioni sotterranee, è scoppiato ufficialmente sul dossier per la candidatura del capoluogo piemontese alle Olimpiadi del 2026. Se Roma 2024 non andava bene ai grillini, ora pur di partecipare alla corsa a cinque cerchi, il Movimento è disposto ad andare a schiantarsi. E con lui Chiara Appendino, troppe volte indicata come buon esempio per Virginia Raggi, e in questi giorni travolta dal «fuoco amico» dei suoi stessi consiglieri. Il sindaco è descritto «sull'orlo di una crisi di nervi», così tanto che Luigi Di Maio sembrava pronto a prendere il primo aereo per precipitarsi sotto la Mole e dirimere la questione. Alla fine, il capo politico, al vertice di maggioranza di ieri non è andato. «C'è il consiglio dei ministri» fanno sapere, impegno non prorogabile.

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario allo Sport, che martedì ha ricevuto il pre dossier olimpico dalla Appendino, dice che «entro la prossima settimana ci sarà una decisione». In ballo per i Giochi invernali del 2026 c'è anche Milano, con l'appoggio della Regione Lombardia governata dalla Lega e la candidatura veneta di Cortina d'Ampezzo-Dolomiti, sponsorizzata dall'altro governatore del Carroccio Luca Zaia. Giorgetti non si sbilancia: «Appendino ci ha dato degli elementi, come ce li ha dati Zaia, come ce li ha dati Sala». Invece il ministro grillino alle Infrastrutture Toninelli aveva espresso una preferenza per Torino, città governata dal M5s.

Ma proprio Chiara Appendino rischia di diventare un problema ingestibile per i vertici M5s. Sono lontani i tempi di quando qualcuno, ai piani alti, la voleva candidata premier. Adesso Torino è una matassa da sbrogliare, con il rischio concreto delle dimissioni del sindaco. Chi la conosce conferma: «Chiara andrà dritta per la sua strada, a costo di finire in un muro contro muro e dimettersi, se non sarà trovata la quadra interna». La situazione nel M5s torinese, mentre il vertice è ancora in corso, è descritta come «preoccupante ma imprevedibile, volatile». I numeri sono in bilico: i consiglieri grillini pronti a votare a favore delle Olimpiadi sarebbero «al massimo in sei», quelli più fedeli alla sindaca. Nella migliore delle ipotesi, i contrari attualmente potrebbero essere in 17. Appendino è appesa sostanzialmente ai 9 consiglieri del Pd, che hanno già annunciato il via libera a Torino 2026, con due voti in ballo e il rischio di andare sotto. Proprio per questo, spiegano, le dimissioni, se non sarà trovato un accordo interno agli stellati, sono un'ipotesi concreta.

Le fattispecie sono tre: ci sono i cinque contrari «per principio», un gruppo possibilista che avrebbe voluto però esaminare il dossier e una fazione che contesta soprattutto il metodo delle decisioni del sindaco. Le informazioni filtrate sul contenuto della proposta fatta a Giorgetti parlano di un documento vago, copiato e incollato dalle amministrazioni precedenti, senza indicazioni di costi e cifre dell'avventura. Sul banco degli imputati non ci sono soltanto le Olimpiadi: la tendenza di Appendino a confrontarsi con un gruppo ristretto di consiglieri è cosa nota. Tra i «fedelissimi» c'è Luca Pasquaretta, portavoce del sindaco, lucano trapiantato a Torino, definito «pit bull» dalla stessa Appendino. Un personaggio indigesto a molti esponenti della maggioranza per un attivismo che «va ben oltre il suo ruolo».