Omicidio Khashoggi, la stretta della Turchia Chiesto l'arresto di due funzionari sauditi

Sono collaboratori di Bin Salman. Sean Penn a Istanbul per un film sul delitto

Non c'è pace per Mohamed bin Salman, il potente principe ereditario saudita fortemente sospettato di essere il mandante del truculento assassinio del giornalista oppositore Jamal Khashoggi, avvenuto lo scorso 2 ottobre nel consolato dell'Arabia a Istanbul. La Turchia, che da subito ha puntato il dito contro «MbS» facendo circolare nel mondo le prove dell'omicidio e del coinvolgimento personale del giovane uomo che di fatto guida l'Arabia Saudita al posto dell'anziano e debole sovrano Salman, ha alzato ieri il tiro tramite la sua magistratura: la Procura di Istanbul ha chiesto mandati di arresto verso due sauditi «fortemente sospettati» di aver pianificato l'assassinio di Khashoggi.

I due personaggi finiti nel mirino della giustizia turca - che è legata con un filo molto solido al potere autocratico del presidente Recep Tayyip Erdogan - sono due pezzi molto grossi: il generale Ahmed Asiri, ex numero due dell'intelligence di Riad, e Saud al-Qahtani, consigliere etichettato in Qatar come lo «Steve Bannon di MbS».

Sia Asiri che Qahtani fanno parte del gruppo di 18 persone messe sotto indagine anche dalle autorità saudite per l'omicidio Khashoggi. Entrambi sono stati rimossi dai loro incarichi lo scorso 20 ottobre. Il quarantenne Qahtani, in particolare, aveva un forte ascendente sull'erede al trono. Khashoggi ne conosceva bene il ruolo di controllore dei media sauditi e ancora nello scorso febbraio lo aveva descritto in uno dei suoi articoli sul Washington Post che gli sono probabilmente costati la vita come il capo di una squadra di inquisitori con il compito di silenziare i dissidenti e rafforzare la cerchia del potere di «MbS». Qahtani aveva più volte contattato Khashoggi proponendogli di tornare in patria, ma il giornalista non si fidava: cadde però vittima del gesto imprudente di presentarsi al consolato a Istanbul, da cui non uscì vivo.

L'erede al trono saudita conta sul sostegno di Donald Trump, che vede in lui un alleato irrinunciabile e che è arrivato a smentire perfino la Cia che l'ha indicato con sicurezza come il mandante dell'omicidio di Khashoggi. Dagli Stati Uniti arrivano però anche segnali poco rassicuranti per «MbS»: diversi senatori repubblicani, dopo un'audizione a porte chiuse con la direttrice della Cia Gina Haspel, si sono infatti detti convinti che il principe sia il mandante del delitto, smentendo (almeno a parole) il loro stesso presidente.

Intanto, mentre l'Onu e lo stesso governo turco si dicono favorevoli a un'inchiesta internazionale sul caso Khashoggi, si muove anche il mondo del cinema. Media turchi hanno diffuso un video che mostra il famoso attore e regista americano Sean Penn davanti al consolato saudita di Istanbul, dove ha girato alcune riprese: si tratterebbe dei primi passi del lavoro per un documentario sull'assassinio del giornalista-oppositore. Penn è noto per le sue posizioni liberal e non fa mistero della sua antipatia nei confronti del presidente Trump.

RFab