Onore a McCain Un patriota fuori dagli schemi

di Paolo Guzzanti

È un eroe americano, John McCain. È un soldato morente che ha deciso di morire in silenzio, rinunciando alle ultime cure e che pone una sola condizione, una sola raccomandazione: «Non voglio che ai miei funerali venga Donald Trump». Donald Trump lo odia per due ragioni. La prima è che lui, il presidente, non ha un curriculum militare di guerra, come quasi tutti i presidenti, salvo Bill Clinton che sfuggì alla guerra in Vietnam fuggendo in Canada. Dunque, ha un senso, se non un complesso di inferiorità rispetto al celebrato eroe che con la sua sola presenza lo mette a disagio. Trump lo ha insultato, per eliminarlo dalla corsa per la Casa Bianca, con parole poco nobili: «Io preferisco quelli che in guerra si fanno ammazzare a quelli che preferiscono darsi prigionieri». In realtà McCain non si dette prigioniero, ma si gettò col paracadute dopo essere stato abbattuto dalla contraerea vietnamita. Gli americani combattevano sotto il Presidente Lyndon Johnson (il vice di Kennedy, assassinato) una guerra persa: credevano di avere a che fare con dei guerriglieri nella foresta e invece avevano di fronte uno dei più potenti e organizzati eserciti del mondo armato da russi e cinesi, che aveva già sconfitto i giapponesi e poi i francesi a Dien Bien Phu. McCain fu preso nella palude, picchiato a sangue, torturato, affamato, sottoposto alla perdita del sonno per fare dichiarazioni antiamericane, ma non mollò e restò chiuso in una buca coperta di bambù insieme ai topi e ai serpenti per anni. Poi il repubblicano Richard Nixon ritirò le truppe dal Vietnam e ottenne a Parigi la consegna dei prigionieri, fra cui lui, McCain. E qui veniamo alla seconda ragione dell'odio di Trump, abbondantemente ricambiato. John McCain fa parte dell'establishment repubblicano conservatore. È stato l'avversario degnissimo di Obama durante le elezioni del secondo mandato e con Obama ha sempre mantenuto rapporto di grande rispetto, anche perché Obama non ha esitato a giocare la carta McCain per attaccare l'outsider Trump, l'uomo nuovo che è comparso all'orizzonte per sfasciare l'assetto politico tradizionale e mettere al comando se stesso e una nuova classe repubblicana che non ha nulla che fare con la vecchia aristocrazia di cui invece fa parte McCain. L'America somiglia alla Roma repubblicana e imperiale: i patrizi hanno fatto guerre, conquistato medaglie, guadagnato cariche pubbliche. Trump non ha fatto nessuna guerra, è un uomo d'affari e non sopporta la classica linea della destra in questo del tutto simile a quella di Obama e della Clinton di contenimento della Russia, secondo motivo del grande scontro.