Gli operai abbattono i fortini rossi

I n realtà, la sconfitta in Umbria del centrosinistra era già stata largamente anticipata qualche mese fa dall'esito delle elezioni per il Parlamento europeo. Che videro, anche a livello nazionale, un significativo successo di Matteo Salvini. Allora Lega, Fi e Fdi ottennero in Umbria insieme il 51%, battendo Pd e M5s che si fermarono complessivamente al 38.6%.

Si tratta dunque di un esito largamente annunciato. Con una differenza, però. Anche a seguito dell'alleanza governativa giallorossa (e anche della maggiore partecipazione al voto), la performance dei partiti che compongono l'attuale esecutivo è ulteriormente peggiorata. Specie per il M5s, che vede in Umbria dimezzare i voti delle Europee assestandosi poco sotto l'8%, a fronte del 14,6% di allora (per non parlare delle politiche del 2018 - le Regionali hanno una natura comparabile alle Politiche ove ottennero addirittura il 27.5%). Si conferma dunque il progressivo declino - o, se si vuole, la rovinosa caduta - del movimento di Grillo. Che, secondo l'analisi dei flussi elettorali calcolata sia dall'Istituto Cattaneo, sia dal Cise-Luiss, avrebbe ceduto alla Lega e ancor più all'astensione gran parte (assai più di quelli rimasti al movimento) dei consensi ottenuti alle Politiche del 2018. Ma anche il Pd ha visto erodersi i suoi voti di circa 2 punti, dal 24% al 22%. È vero, si tratta di elezioni locali. Tuttavia il segnale politico è inconfutabile.

Sino ad oggi, l'opinione pubblica - come mostrano anche i sondaggi di Eumetra e di altri di queste ultime settimane - sta con Salvini (e con la Meloni, che raddoppia il risultato delle Politiche e avanza anche rispetto alle Europee). Il tentativo di mettere in ombra il leader leghista sembra non avere funzionato. Anzi.

Ma l'esito delle elezioni regionali in Umbria può anche far riflettere sul progressivo mutamento delle logiche di scelta di voto dei cittadini. Come si sa, infatti, l'Umbria è stata per molti anni una «regione rossa». Con una tradizione politica che si è confermata per decenni. E con insediamenti operai, come le acciaierie di Terni (oggi in profonda crisi) che hanno a lungo costituito un vero e proprio fortino dapprima per il Pci e poi per la sinistra e il centrosinistra.

Già a partire dal 2008, con l'inizio della crisi economica questa connotazione e questa tradizione politica hanno iniziato ad appannarsi sempre più intensamente e risultano oggi di fatto scomparse. È un'altra, significativa, testimonianza del profondo rivolgimento del voto dei ceti sociali nel nostro paese.

Si tratta, naturalmente, di un fenomeno rilevabile anche a livello nazionale. È per questo genere di motivi che l'episodio umbro può non rimanere isolato, ma anzi estendersi ad altri contesti, come l'Emilia o la Toscana (altri contesti con una tradizione «rossa») ove si voterà nel 2020. Ed è per questo che l'esito umbro ha una rilevanza nell'analisi dei comportamenti di voto da parte delle diverse aree sociali.