Opposizione contro Erdogan «Il voto è stato manipolato»

Popolari, progressisti e filocurdi fanno ricorso. L'Osce: «Regole calpestate». E il Sultano: «Fatevi i fatti vostri»

«Q uesto referendum sarà ricordato come l'elezione non timbrata, e l'unica cosa sensata da fare è chiedere l'annullamento di un voto che ha perso legittimità». Con queste parole Bülent Tezcan, numero due del Partito popolare repubblicano (Chp), ha motivato il ricorso presentato alla Commissione elettorale turca (Ysk) che ha proclamato la vittoria dei sì al referendum costituzionale del 16 aprile. Un'affermazione di misura (51,41% sì) con cui i turchi hanno approvato la nuova Costituzione di stampo presidenzialista. Difficile immaginare che la Ysk accoglierà le motivazioni del primo partito d'opposizione: l'appello presentato da Tezcan è rivolto proprio contro una decisione della Commissione.

Poco prima dell'avvio dello spoglio, la Ysk ha definito valide ai fini del conteggio anche le schede e le buste non timbrate. Nella sua memoria il Chp ricorda una modifica alla legge elettorale del 2010 con cui le schede non timbrate venivano escluse dal conteggio. Il partito segnala inoltre una serie di irregolarità nel processo elettorale, che la decisione «innovativa» della Ysk ha solo rafforzato. Più politiche le parole utilizzate dal leader del Partito repubblicano: i giudici elettorali «hanno manipolato i risultati del referendum», ha affermato Kemal Kilicdaroglu, secondo cui «la Ysk non ha fatto derivare i propri potere dalla Costituzione, ma da una precisa centrale politica». Da qui l'invito ai giudici elettorali «a togliersi la toga» e ad abbandonare l'istituzione.

Anche il Partito democratico dei popoli (Hdp), formazione progressista e filocurda ha chiesto alla Commissione di annullare il conteggio di domenica sera. Per l'Hdp, il cui numero uno Selahattin Demirtas e la sua vice Figen Yüksekdag sono in carcere dallo scorso novembre con l'accusa di terrorismo, ha parlato il portavoce Osman Baydemir. «Voglio lanciare un appello pubblico: se non adottate le stessa decisione assunta nel 2014 per circa 2,5 milioni di voto, voi non siete un arbitro ma una parte in campo». Baydemir ha poi lodato i 24 milioni di turchi che hanno votato no «a dispetto dei ricatti e dell'oppressione». Per poi concludere: «Questa Costituzione è illegittima e non risponde ai bisogni della società».

Anche Tana de Zulueta, capo della missione degli osservatori dell'Osce in Turchia, ha rilevato «il cambiamento delle regole del gioco a gioco iniziato». Una «violazione della legge elettorale» che ha solo reso più ingiusta «una competizione diseguale», dominata dalla campagna per il sì «con il sostegno molto ben pubblicizzato del capo dello Stato, del primo ministro e di tutti i membri del governo» in assenza di «qualunque provvedimento che garantisse una informazione imparziale per il cittadino». Pur in assenza dello sperato bagno di sì, Erdogan appare intenzionato a godersi la vittoria che gli attribuisce nuovi poteri. Il sultano ha dunque respinto e svilito le osservazioni dell'Osce, paragonandole ad «approcci parziali, dettati dal pregiudizio». Rivolto a un gruppo di sostenitori davanti al palazzo presidenziale Erdogan ha detto che «in Europa esiste un'organizzazione chiamata Osce che sta preparando un rapporto sul referendum in Turchia. Noi non leggeremo, ascolteremo o conosceremo alcun rapporto politico. Noi continueremo per la nostra strada».

Cambia strada invece Gabriele Del Grande, il blogger e documentarista italiano fermato e trattenuto in Turchia solo per voler fare il suo lavoro. Ha telefonato alla compagna per annunciare lo sciopero della fame: «Non mi è dato sapere quando finirà questo fermo - ha detto - anche se non mi viene contestato nessun reato».