Ora gli amici scaricano il 17enne sospettato. Il gip lo rimette in libertà

Convalidato il fermo dei due giovani trovati con lui nel residence: «È uscito senza spiegare»

«Non sappiamo dov'è andato quella sera. Non era con noi». Scaricato dagli amici spacciatori il 17enne sospettato di aver spruzzato lo spray al peperoncino nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo.

Gesto assurdo che ha provocato la fuga precipitosa di centinaia di persone verso l'unica uscita possibile, il crollo del parapetto e la morte di cinque ragazzi fra i 14 e i 16 anni, di una donna di 39 anni e oltre 100 feriti. «La droga non era mia», si difende il ragazzino che è stato rimesso in libertà dal gip Paola Mureddu. Intanto ieri pomeriggio è stata effettuata l'autopsia sui corpi delle vittime. Per i medici dell'Istituto di Medicina Legale di Ancona, Manuel Papi e Francesco Paolo Busardò, a provocare la morte di Asia Nasoni ed Emma Fabini, 14 anni, Benedetta Vitali e Mattia Orlandi, 15 anni, Daniele Pongetti, 16 anni e, infine, di Eleonora Girolimini, 39 anni, lo schiacciamento successivo alla caduta dal ponticello esterno alla discoteca. Una drammatica conferma dei primi esami eseguiti la notte di venerdì.

Convalidato dal gip del Tribunale di Ancona il fermo per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ai due giovani trovati assieme al 17enne nel residence di Senigallia con 200 grammi di cocaina e hashish. Niccolò Mattioli, 27 anni, e Federico Pellicani, 22 anni, però, hanno sottolineato la loro estraneità ai fatti del Lanterna Azzurra: «Non c'entriamo nulla con Corinaldo». In particolare, secondo quanto raccontato dal 27enne al suo avvocato, Bruno Brunetti, l'uomo si era trasferito da un mese nell'appartamento di Senigallia con la sua fidanzata. Venerdì 7 dicembre lei era fuori per lavoro e lui aveva ospitato Pellicani. Il minorenne, invece, era un ospite occasionale.

«Quella sera è uscito senza dire dove andava» raccontano al magistrato. Non solo. I due spacciatori non sarebbero in grado di stabilire l'ora in cui il ragazzino è rientrato perché dormivano: «Siamo stati svegliati la mattina dai carabinieri. Non sappiamo altro». Un racconto che, da una parte, non contrasta o smentisce la versione fornita dalla nonna del ragazzo. La donna sostiene che suo nipote non si era recato nella discoteca della strage ma altrove. Dall'altra, però, i due pusher non forniscono l'alibi necessario al 17enne per tirarsi fuori dai guai, ovvero dalle accuse di omicidio preterintenzionale plurimo e lesioni dolose. Nessun amico, parente o conoscente, oltre alla nonna, è in grado di confermare che il ragazzo non si trovava a Corinaldo. Tre testimoni lo ricordano, ma in maniera confusa, sulla pista da ballo con in mano la bomboletta di spray urticante. La stessa oggi in mano agli esperti del Ris che dovranno comparare le impronte trovate. Una prova che, secondo gli inquirenti, non inchioderebbe comunque il 17enne. «Il ragazzo potrebbe averla maneggiata e poi ceduta a un'altra persona. Ovvero quella che ha provocato la strage» chiosano. Migliorano le condizioni dei sette feriti gravi: sono quattro i pazienti per i quali è stata sciolta la prognosi e trasferiti in reparti per acuti.

Gli altri tre restano in terapia intensiva, uno in ventilazione assistita e due in respiro spontaneo. I tre ieri hanno riconosciuto i familiari e sono «svegli e vigili» secondo il dottor Michele Caporossi della direzione ospedaliera. All'uscita della Procura minorile il 17enne era «contento e al tempo stesso molto provato dall'avventura pesante che sta vivendo e dal dispiacere per gli altri ragazzi» raccontano i suoi legali. Il minorenne, ora affidato alla madre, il 30 ottobre ha rapinato 5 giovani assieme a due complici. Episodio che i legali non vogliono commentare.