Ora "capitan" Messina schiera Intesa al centro del sistema

Dopo la guerra Rcs, l'istituto è in campo su tutte le grandi partite. Sfida a Mediobanca

Giovedì 15 dicembre. Il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, presenta il progetto del nuovo asilo nido al reparto di Oncoematologia dell'ospedale infantile Regina Margherita di Torino. E a margine dell'evento, incalzato dai giornalisti, rilascia due dichiarazioni importanti. La prima: «Supportiamo Mediaset (nella battaglia con Vivendi ndr), è importante che le aziende italiane restino italiane». La seconda, riguarda Mps: «Tutti guardano solo al mercato o al contributo statale» anche se «il più grosso contributo per il salvataggio del Monte dei Paschi lo dà il fondo Atlante con l'acquisto delle sofferenze».

Due prese di posizione chiare in altrettante partite cruciali della finanza tricolore: così parla un banchiere di sistema. Che ci sia una tv da difendere o gli sportelli di una banca peraltro concorrente da tenere aperti, Messina c'è.

Arrivato nel settembre del 2013 al timone della prima banca italiana come «mediano» - da un decennio era già uomo macchina di Intesa poi diventato capo della Banca dei Territori - il banchiere romano è stato presto promosso regista e capitano che oggi consiglia gli schemi di gioco al Biscione per difendersi dalla scalata ostile dei francesi, al titano Atlante che deve portare il peso della sofferenze non solo di Mps. Messina può contare sull'appoggio e sui consigli di due decani della finanza come il presidente emerito di Intesa, Giovanni Bazoli (che lo ha conosciuto e apprezzato già dai tempi del Banco Ambrosiano), e il patron delle Fondazioni e di Cariplo (azionista di Intesa), Giuseppe Guzzetti. Con la sponda esterna del gran capo della Bce, Mario Draghi. E con un esperto «braccio operativo», il direttore generale di Intesa e presidente di Banca Imi, Gaetano Miccichè che - gran tessitore di relazioni - ha avuto un ruolo centrale nel catalizzare investimenti stranieri a livello di sistema. Il tandem Messina-Micciché è reduce dalla vittoria sul campo di Rcs al fianco di Urbano Cairo contro la cordata di Bonomi e dei soci storici del Corriere della Sera tra cui Mediobanca. Ovvero l'advisor di Mps nonché il partner scelto dall'ex ad del Monte, Fabrizio Viola, per la piattaforma di gestione dei crediti deteriorati prima che scendesse in campo il fondo Atlante. Nel settembre scorso, parlando proprio di Rcs, il banchiere lo ha definito «uno schema ripetibile» augurandosi che «nel futuro vi siano altri casi come quello di Cairo». Intesa si trova dall'altra parte della barricata di Piazzetta Cuccia anche nella vicenda Mediaset: il gran capo di Vivendi, Vincent Bolloré è cresciuto alla scuola dell'ex numero uno delle Generali. Antoine Bernheim, e attraverso quella strada è divenuto l'azionista privato numero uno in Mediobanca. Quella che Cesare Geronzi in un'intervista a Milano Finanza proprio sul caso Mediaset, lo scorso 17 dicembre, ha ribattezzato «una media banca» perché «ieri si aggiudicava il controllo di Comit e Credit privatizzate dall'Iri, oggi compra gli sportelli italiani di Barclays per rafforzare Chebanca» mentre «il suo compito in passato era ben più alto, quello di accompagnare la trasformazione delle imprese italiane mantenendo comunque un ordine».

Dopo mesi di silenzio (l'ultima intervista era stata concessa a Panorama nel febbraio del 2015), Geronzi esterna e non lo fa a caso. Le lancette sembrano tornare indietro agli scontri fra finanza bianca e rossa che hanno animato la stagione finanziaria dal 2005 al 2007 e che hanno visto Rcs, Mps e di riflesso anche Generali e Telecom al centro del campo. Ma ora c'è un nuovo giocatore, ovvero il mercato. Vince chi mette i soldi. Sul Corriere la partita è stata chiusa con successo da Cairo grazie anche alla bussola di Intesa. Sul Monte e Mediaset si sta giocando adesso. Poi, si vedrà.

Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mar, 20/12/2016 - 17:18

Se danno i soldi (regalati, e non è la prima volta) a MPS, tutte le altre banche a partire dalla rossa Etruria, chiederanno anche loro denaro. Sembra che per queste che faranno richiesta (tutte, son mica scemi) ci siano pronti 70 miliardi, più per i clandestini 5 miliardi l'anno e molti di più di indotto, per voi poveri cristi italiani niente, anzi tasse e multe da pagare. E zitti, siamo in democrazia, prerogativa rossa.