Ora dobbiamo recuperare il tempo perduto

Quando c'è un problema da risolvere prendere tempo non è mai un buon segnale. Questo è il metodo italico; ed è sempre l'alleato sbagliato. Perché comunica indecisione o, peggio, incapacità a trovare la soluzione più appropriata. I ritardi che hanno contraddistinto l'approccio verso la crisi del nostro sistema bancario non hanno fatto altro che alzare il livello della tensione, palesarne ancor di più la fragilità, farsi bacchettare dal mercato che, come noto, l'unica regola che conosce è quella della trasparenza e rapidità. Prendiamo i casi di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Si è arrivati al punto di non ritorno perché gli organismi di controllo, pur sapendo, non hanno voluto o potuto evidenziare i problemi. Non decidere. Insomma, hanno preso tempo accettando che in quei consigli di amministrazione si procedesse con iniziative molto discutibili, in spregio alla trasparenza e soprattutto a danno dei risparmiatori. Quei vertici apicali hanno potuto agire anche per la latitanza dei decisori politici. Un fallimento su tutto la linea e non solo delle due ex popolari del Nordest. L'immagine dello strike al gioco del bowling rende bene l'idea: quando il lancio è perfetto il birillo che cade porta giù tutti gli altri. Colpo perfetto per una tempesta perfetta com'è quella che stiamo sopportando sul fronte della nostra finanza. Recuperare il tempo perduto è impresa assai difficile, ma obbligata. Nessuno può cullarsi nell'illusione che l'economia reale possa riavviarsi senza una riforma sistemica, e non solo nazionale, degli istituti di credito. Il punto non è più salvare la singola banca. Serve coraggio e decisionismo. Non decidere mai è il danno peggiore. In finanza vige un adagio: decidi, magari sbagliando, ma decidi. In Mps non l'hanno fatto e così i depositi se ne sono andati ed è assai improbabile che ritornino. Se si continua a rimandare e a non prendere rapide decisioni, altri strike sono dietro l'angolo. Meditate gente meditate, direbbe quel tale.

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