Ora i rom sparano anche alla polizia Ferito un agente

Il conflitto a fuoco nel quartiere Zen: un bandito colpito a una gamba è riuscito a fuggire. Catturato il complice: è un nomade pregiudicato

PalermoFreddi e lucidi, dopo una folle corsa, braccati dalla polizia, hanno fermato l'auto su cui fuggivano e hanno iniziato a sparare contro gli agenti. L'agguato all'imbocco del quartiere Zen di Palermo, subito dopo un curvone, dove due malviventi, che si trovavano a bordo di una Hyundai Atos grigio metallizzato, risultata rubata, sono scesi armati andando incontro alla pattuglia che, prontamente, ha risposto al fuoco.

Un poliziotto è rimasto ferito, per fortuna solo di striscio a un braccio. È andata male ai malviventi, che pensavano di scoraggiare gli agenti. Ma F.E. è un poliziotto pluridecorato, di grande esperienza. Era improbabile che si perdesse d'animo e così la sua squadra. Anche uno dei due malviventi è stato colpito a una gamba, ma è riuscito a fuggire e a fare perdere le tracce nei meandri di questo quartiere «ghetto». L'altro, risalito in auto nel tentativo di seminare i poliziotti, è stato bloccato poco dopo ed è stato arrestato.

Si tratta di Roberto Milancovic, cittadinanza italiana ed etnia rom. Ha soltanto 22 anni, ma è già noto alle forze dell'ordine per diversi reati. Il giovane è stato a lungo interrogato. Deve rispondere di tentato omicidio, danneggiamento aggravato, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Nella notte, subito dopo il conflitto a fuoco, sono state fermate e sentite anche altre due persone. I lunghi interrogatori sono terminati col rilascio dei due «testimoni», che però non si esclude possano essere a conoscenza di qualcosa che possa aiutare gli investigatori nelle indagini.

Intanto nel capoluogo siciliano è caccia all'uomo. Si tratta proprio del malvivente che ha ferito il poliziotto. Si sta setacciando il quartiere Zen e particolare attenzione è riposta al campo nomadi, che vi sorge all'interno. Un quartiere dove, eccezioni a parte, dilaga la violenza. Non dista molto dal luogo della sparatoria la discoteca in cui a febbraio fu ucciso a calci in testa il giovane medico Aldo Naro.

Gli investigatori intendono scoprire da cosa stessero scappando i malviventi. Facile intuire che, viaggiando su di una macchina rubata, per di più ricercata da tempo dalla polizia (sarebbe stata infatti usata per mettere a segno delle rapine), di certo non volessero essere fermati. Ma alla luce della violenta reazione si sospetta che la loro fuga possa nascondere qualcosa di ben più grave. Il 22enne e il suo complice, infatti, farebbero parte di una banda formata da più persone, specializzata in rapine a mano armata, su cui già da tempo indaga la polizia. Da qui la spavalderia mostrata dai due delinquenti che non hanno avuto remore ad andare incontro agli agenti aprendo il fuoco. «Il “malacarne” spara - dice un poliziotto -. Mentre in generale i criminali palermitani fuggono, non ti aspettano all'angolo per spararti, questi due malviventi invece si sono appostati dietro la curva ad attendere l'arrivo dei colleghi per metterli fuori gioco. Per fortuna è andata tutto sommato bene».

Su Facebook sono tanti i messaggi di solidarietà all'agente ferito da parte dei colleghi ma anche di comuni cittadini. «Un pezzo di noi è stato colpito. Finché non ti rimetti - scrive un poliziotto rivolgendosi al collega ferito - staremo tutti un po' male».

«Per esperienza di lavoro normalmente i rom, con riferimento esclusivo a quelli che delinquono, al Sud commettono reati non violenti, mentre scopriamo che a Palermo cominciano a usare le armi». Lo dice Igor Gelarda, dirigente nazionale del sindacato di polizia Consap e neosegretario provinciale Consap Palermo, che aggiunge: «Palermo si riscopre violenta, ma in realtà lo è sempre stata. Una violenza leggermente sopita, in attesa di esplodere in qualsiasi momento, all'ombra di uno Stato distratto e disinteressato».

Commenti
Ritratto di alejob

alejob

Mer, 18/03/2015 - 17:49

Non lo farebbero se al posto dei poliziotti, per un periodo di addestramento, ci sarebbero (GIUDICI e MAGISTRATI). Sicuramente DOPO, le condanne sarebbero più pesanti e durature.