Ma ora gli istituti invocano l'archivio unico

Almeno un centinaio le comunicazioni Pa e intermediari: così sono troppe

Cinzia MeoniI riflettori del fisco si stanno per accendere sul 2015. Entro fine mese saranno inviati all'anagrafe tributaria una tonnellata di dati relativi alle posizioni in essere: un miliardo di rapporti bancari che saranno passati al setaccio per verificare se e quando approfondire le indagini sul singolo contribuente. L'operazione ha un unico fine: la lotta all'evasione che depaupera costantemente le casse dello Stato. Ma per le banche si tratta di un onere che si va ad aggiungere alla montagna di comunicazioni già richieste dalla Pubblica amministrazione.L'occhio del Fisco si concentrerà su quattro elementi: saldi attivi e passivi a inizio e fine anno, giacenza media e operazioni «fuori conto». Su questa base potranno poi essere decisi ulteriori accertamenti relativi ai singoli contribuente. Il grande fratello è attivo dal 2012 (previsto dal decreto legge 201/2011), quando per la prima volta è stato chiesto agli intermediari di trasmettere, una volta all'anno, i dati relativi ai saldi dei rapporti finanziari di fine anno. Per gli intermediari finanziari tuttavia quella del 31 marzo è solo una delle numerose comunicazioni richieste dalle banche dati della Pubblica Amministrazione, un centinaio in tutto. Uno scenario che moltiplica il lavoro da parte degli intermediari e, peraltro, non sempre è sufficiente a far luce sulle situazioni maggiormente dubbie a causa della mancata comunicazione tra banche dati differenti. Ecco quindi che, nell'ultima indagine conoscitiva sull'anagrafe tributaria, l'Abi rilevava «l'esigenza di accorpare le banche dati in un unico data base la cui consultazione sia in grado di offrire una visione unitaria per soggetto, oppure dell'insieme dei beni riconducibili a uno o più soggetti». Il problema per gli intermediari finanziari, è quello di essere ripetutamente coinvolti, proprio a causa della mancanza di comunicazione tra banche dati.Anche per questo, l'Abi già auspicava che «semplificazione e razionalizzazione» fossero i due cardini su cui fondare un'eventuale revisione del sistema di raccolta dei dati. In una prospettiva di maggiore razionalizzazione nella trasmissione di dati, potrebbe inquadrarsi anche la richiesta recentemente formulata da Enrico Maria Ruffini, amministratore delegato di Equitalia davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, di «accedere alle informazioni finanziarie dei debitori attingendo all'anagrafe dei rapporti finanziari, la banca dati sin qui a disposizione esclusivamente dell'Agenzia delle Entrate».Una riforma in questo senso sarebbe sicuramente, e dal punto di vista degli intermediari finanziari un passo verso la semplificazione auspicata. «Se Equitalia, ad esempio, avesse accesso ai dati relativi ai rapporti finanziari del contribuente, potrebbe rivalersi direttamente sui soli rapporti con un saldo attivo, senza coinvolgere tutti gli altri istituti presso cui il debitore aveva rapporti in essere», spiega un esperto del settore.