Ora l'Isis riscrive i libri di scuola Kalashnikov al posto della frutta

Più Corano e meno Storia. Gli jihadisti cambiano programmi e insegnanti per allevare le nuove generazioni alla sharia

I kalashnikov hanno preso il posto degli asini. Le arance sono state sostituite dai missili. E negli esercizi sulle forme da abbinare figurano pistole, cacciabombardieri e scimitarre. Benvenuti a scuola nello Stato islamico. È qui, nei territori tra Iraq e Siria sotto il controllo militare dei tagliagole, che gli integralisti stanno forgiando intere generazioni di ragazzini al culto dell'odio anti-occidentale e della sharia. Come? Riscrivendo i libri di testo sui quali i più piccoli imparano a leggere e a scrivere, rimettendo mano ai programmi scolastici per dare un'impronta religiosa e integralista e selezionando la classe insegnante dopo averla forgiata sulla base di una rieducazione ideologica e religiosa. È la nuova scuola del Califfato, ormai sotto la completa supervisione di dirigenti e imam locali che considerano la jihad dovere di ogni musulmano.

La Storia è sparita dai nuovi manuali, a meno che non si tratti di rievocare ed esaltare la vita di Maometto e la nascita dell'islam. Pochissima geografia, niente scienze sociali e lo studio del Corano e della legge islamica rappresenta il 40 per cento dell'orario scolastico mentre materie «profane» come scienza, matematica e inglese (dagli otto anni) sono state riadattate per poter essere insegnate con il «metodo profetico». L'ultima prova della rivoluzione culturale che l'Isis sta promuovendo in Irak e Siria la fornisce il quotidiano francese Le Monde, che ha diffuso ieri le immagini dei libri destinati a bimbi e ragazzini fino ai 15 anni, tutti rivisti e corretti dai gerarchi del regime di Allah in funzione della diffusione del verbo del Califfo.

L'obiettivo principale è cancellare ogni riferimento alla cultura occidentale o al nazionalismo arabo. Nei piani degli islamisti non c'è solamente la formazione di un esercito di baby-combattenti indottrinati con i video della guerra santa e le ninne-nanne che esaltano il martirio, come ha raccontato l'associazione anti-terrorismo non governativa Quilliam, di base a Londra. Ormai da tempo si susseguono le testimonianze sgomente di iracheni e siriani fuggiti dalla propria patria, tra cui molti insegnanti, che raccontano di intere generazioni forgiate alla svolta islamista con il contributo di docenti asserviti. Non a caso in ogni città sotto il controllo dell'Isis è stato ormai istituito un «ufficio dell'insegnamento» che nell'area di Mosul, da oltre un anno e mezzo, ha proclamato la sospensione di tutti i docenti del posto fino al loro «pentimento» e alla proclamata «fedeltà» al nuovo ordine. «Chiunque desideri lavorare nel settore dell'educazione dopo il pentimento - ha avvisato il ministero - dovrà registrarsi per frequentare corsi di sharia, dove sarà definita la qualificazione di ognuno». In classe alcune regole fondamentali: separazione tra maschi e femmine, velo obbligatorio per le bambine a partire dai dieci anni e divieto delle materie non islamiche. «Nella nostra regione come nelle altre regioni controllate dallo Stato islamico - spiegava già un anno e mezzo fa un insegnante del nord della Siria alla rivista di opposizione Dawdaa - l'educazione è fondata sulla violenza ed è concepita solo da un punto di vista religioso. Ora stanno elaborando una sorta di metodo internazionalista che vogliono imporre ai bambini in Irak e Siria». Detto, fatto.

E per non farsi mancare quell'esercito di futuri soldati con cui puntano anche alla conquista dell'Occidente, ora i jihadisti stanno allevando anche migliaia di baby-reclute che allenano all'uso della armi, al combattimento corpo a corpo e alla visione di filmati di decapitazioni se non addirittura alla partecipazione come aiutanti del boia, magari nel ruolo di assistenti. Li chiamano «i ragazzi dell'islam», Fityan a-Islam come racconta nei dettagli il report di Quilliam che ha preso in considerazione le testimonianze di fonti dirette e i video di propaganda diffusi proprio dall'Isis tra l'agosto 2015 e febbraio di quest'anno. Tra gli 800 e i 900 sono bambini rapiti nell'area di Mosul per servire l'esercito islamista. Oltre ai piccoli costretti con la forza, magari prelevati dagli orfanotrofi, ci sono anche i figli dei 30mila foreign fighters arrivati in Siria e Irak per combattere al fianco dello Stato islamico e anche tanti bimbi del posto arruolati dalle famiglie su base volontaria. Alla fine dei corsi si svolge una cerimonia di «diploma» che consiste in una parata pubblica in cui i ragazzini esibiscono uniformi e armi. Per dimostrare di essere diventati forti e disciplinati vengono bastonati sotto gli occhi di tutti. Dietro al silenzio delle madri a cui da tempo vengono distribuiti manuali dettagliati su come allevarli da futuri soldati.

Twitter @gaiacesare

Commenti

MgK457

Lun, 25/04/2016 - 09:52

Ecco perché l'ideologia islamica andrebbe vietata in tutto l'occidente, ma un papa pusillanime ed irresponsabile che dovrebbe dirlo chiaramente è reticente su questa falsa religione di stampo mafioso-nazista che è sotto gli occhi di tutti.