«Da ora nuove regole» Così Padoan prova a disinnescare i ricorsi

RomaMatteo Renzi si lagna in diretta tv: «Dobbiamo metter le toppe ai buchi fatti dagli altri», dice, riferendosi alle topiche del governo Monti e della legge Fornero. Ma anche lui, come il professore della Bocconi e tanti altri, lascerà un'eredità pesante forse a se stesso o forse - visti i tempi bibilici della giustizia amministrativa - al suo successore: una montagna di ricorsi contro il decreto ieri annunciato sulle pensioni.

E che l'attuale governo si aspetti un qualcosa del genere, lo conferma, fra le righe, Per Carlo Padoan. «Non so se ci saranno ricorsi - commenta il ministro dell'Economia - , se ci saranno vedremo. Ma i ricorsi dovranno tener conto che con questo decreto le cose sono cambiate». Prima di tutto bisognerà vederlo, il decreto. Probabilmente non c'è ancora nulla di scritto, nella migliore pratica renziana che fa suo il motto napoleonico secondo cui prima viene la politica e «l'intendenza (ovvero l'applicazione pratica delle norme) seguirà».

Ed è proprio dal testo del decreto che si capirà la portata della valanga di ricorsi. I pensionati esclusi dal rimborso una tantum di agosto, per difetto un milione e duecentomila, potrebbero anche coalizzarsi in una class action contro l'Inps, e con buone possibilità di successo se l'Istituto non provvedesse al pagamento degli arretrati entro tempi ragionevoli. Sia Manageritalia, l'associazione che ha assistito il primo ricorrente, Giuseppe Cardinale, sia il Codacons si preparano all'azione di gruppo.

«Stiamo studiando fin da ora il ricorso contro il decreto del governo sulle pensioni, che appare incostituzionale e discriminatorio perché crea disparità di trattamento fra i cittadini», spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, certo che la soluzione impapocchiata dal governo non supererà il giudizio della Consulta. «Se entro 90 giorni - aggiunge - l'Inps non accrediterà le somme dovute sulle pensioni - aggiunge - sarà inondata da una valanga di ricorsi, tesi a far valere in Tribunale i diritti riconosciuti dalla Corte». Secondo Federmanager, quella del governo è una «toppa a colori, destinata a non reggere di fronte a una pioggia di ricorsi». Inoltre, la Lega Nord ha deciso di presentare, contro il decreto, un ricorso alla Corte europea di Strasburgo.

Sarà peggio, alla fine, la toppa del buco? È possibile. E attenzione: non è soltanto il caso pensioni a rappresentare la classica la spada di Damocle che pende sul capo di Renzi. All'esame della Corte costituzionale ci sono altri tre dossier pericolosissimi: il contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 90mila euro; l'aggio del 3% sulle cartelle fiscali a favore di Equitalia; e il blocco degli stipendi ai dipendenti pubblici. Il costo di eventuali pronunce avverse al governo, soprattutto nel caso del blocco pluriennale dei contratti pubblici, sarebbe di enormi proporzioni.