Ora Renzi minaccia Juncker: così salta la Commissione Ue

Il premier scatena Pittella, capogruppo Pse: chi nega la flessibilità mette a rischio l'esecutivo dell'Unione. Ma Moscovici chiude: l'Italia è già favorita rispetto agli altri

A desso Matteo Renzi minaccia - per interposta persona - di far cadere la Commissione Juncker. A dirlo, senza troppi giri di parole, è Gianni Pittella, presidente del gruppo socialista all'Europarlamento di Strasburgo.Il casus belli (ormai quotidiano) della lotta fra il governo Renzi e le istituzioni europee è la presa di posizione di Manfred Weber. Il capogruppo democristiano al Parlamento europeo (tedesco di passaporto) ha avvertito l'Italia che «non ci sono più ulteriori margini di maggiore flessibilità» di bilancio. E lo «constatano - ha sottolineato - anche i commissari socialisti, come Moscovici». Che, guarda caso, è proprio il commissario francese, e socialista, agli Affari economici e finanziari. E che in serata spara un siluro contro Renzi: «C'è una cosa che non capisco: perché sui dossier di bilancio siamo in una controversia con l'Italia che è già il Paese che beneficia di più flessibilità, rispetto al resto della Ue».«Sarebbe auspicabile - ha concluso Weber, che vanta un filo diretto con la Merkel - prendere coscienza dello stato dei fatti. Juncker ha inviato una lettera a Renzi per ricordargli gli obblighi europei: spero sia arrivata a destinazione».Si tratta di una lettera scritta con il curaro. Il presidente della Commissione ha ricordato a Renzi che, «come concordato con il tuo sherpa», è dal 18 dicembre che è nota l'esclusione delle spese a sostegno della Turchia dal calcolo del deficit. Agevolazione che il 29 gennaio, al termine dell'incontro con la Merkel, il presidente del Consiglio italiano ha chiesto nuovamente; come se non lo sapesse. Da qui, la lettera di Juncker per ricordarglielo.La missiva del presidente della Commissione e la presa di posizione di Weber sulla flessibilità di bilancio (esaurita) ha fatto scattare la minaccia italiana. Secondo Pittella, Weber «rischia di diventare un sabotatore delle intese politiche che sono alla base della coalizione del presidente Juncker». Ed ha aggiunto: «Il principio di flessibilità non è un affare tra il governo italiano e la Commissione Ue: è una conquista del gruppo socialista e della presidenza italiana del Consiglio». Tale flessibilità - ha osservato il capogruppo socialista all'Europarlamento - implica più margine per investire nella crescita, nel sostegno agli investimenti e nel lavoro: chi sabota questo principio può sabotare l'alleanza» che sostiene la commissione Juncker. Insomma, il leader dei parlamentari socialisti europei ha minacciato di far venire meno la fiducia nella Commissione Juncker. Ma sarà davvero così? Gli altri socialisti europei, per il momento, tacciono sullo scontro.Così, il premier ha preferito far andare avanti Pittella nella minaccia di sfiducia, ma da Accra (Ghana) ha insistito: «Se vogliamo risolvere il problema dell'immigrazione serve una strategia di lungo periodo non polemicucce da quattro soldi». «È finito il tempo - ha proseguito Renzi - in cui l'Europa ci dice cosa dobbiamo fare: noi diamo a Bruxelles venti miliardi e ne riceviamo undici. Vogliamo lavorare ma non prendiamo lezioncine».Il premier ha continuato così a sovrapporre i piani della questione: immigrazione e conti pubblici. Le accuse di Weber e di buona parte della Commissione non riguardano gli immigrati, per la cui gestione l'Italia ha ricevuto una procedura d'infrazione (abbastanza risibile) per non aver preso le impronte digitali a tutti i rifugiati. Il vero tema del confronto sono gli scostamenti della legge di Stabilità dalle regole dei trattati in materia di debito e di deficit. Renzi continua con le battute, poi in primavera la Commissione parlerà con i fatti.