Per ora siamo «armiamoci e partite» Da Sigonella decollano solo droni spia

I raid partono dalle portaerei. Nella base si fa addestramento

Chiara Giannini

Roma Sono partiti da una nave porta elicotteri anfibia classe Wasp gli Harrier che da lunedì scorso conducono bombardamenti in Libia, sulla città di Sirte. La lotta all'Isis fa base nel Mediterraneo, dove dallo scorso giugno sono dispiegate diverse navi della flotta americana. Ma, secondo fonti vicine alla Marina Usa, operazioni cinetiche sarebbero avvenute anche con l'uso di droni a stelle e strisce, come confermato anche in un articolo del New York Times.

Il ruolo dell'Italia, per adesso, è marginale, nonostante la disponibilità a concedere basi italiane arrivata proprio ieri da parte del ministro della Difesa, Roberta Pinotti e da quello degli Esteri, Paolo Gentiloni, per le operazioni anti Isis. Dalla base di Sigonella, infatti, gli unici velivoli decollati per sorvolare la Libia sono droni «con funzione di sorveglianza». Di reconnaissance drones si parla anche nello stesso articolo del NYT. Certo, da Sigonella già decollano da tempo caccia americani, ma con sole funzioni addestrative. L'Aeronautica militare italiana, infatti, partecipa sì alle operazioni anti Isis, ma lo fa con la sua presenza in Kuwait, dove sono dispiegati un tanker da rifornimento, quattro Amx (adibiti al controllo del territorio) come quelli in tempo usati per i bombardamenti a obiettivi talebani in Afghanistan e due droni con funzioni di ricognizione.

L'Italia è presente anche in Afghanistan, dove le forze armate sono impegnate nella gestione dell'aeroporto di Herat e a Gibuti, con funzioni antipirateria. A giugno scorso nel Mediterraneo è arrivata la Uss Eisenhower, portaerei da cui avvengono circa 300 decolli al giorno di AF-18, aerei da combattimento, impegnati però nelle operazioni contro il Califfato in Libia e Iraq. La conferma arriva proprio dall'ufficio pubblica informazione della portaerei: «We are not involved in the mission in Lybia» («Non siamo coinvolti nella missione libica»), spiegano a Il Giornale dalla Ike, nome con cui chiamano gli americani la Eisenhower, che al suo seguito, dopo aver dato il cambio alla gemella Truman, ha due incrociatori lanciamissili e quattro cacciatorpedinieri, più un sottomarino classe Los Angeles (Uss San Jacinto, Uss Monterey, Uss Mason, Uss Stout e Truman, Uss Nitze e Uss Roosvelt).

In un'intervista al quotidiano panarabo Asharq al Awsat, il generale Mohamed al Ghosari conferma proprio il decollo degli Harrier, per «bombardamenti mirati contro postazioni dell'Isis nell'area di Sirte, da una nave portaelicotteri anfibia classe Wasp, e droni Reaper». La base (o la nave) di partenza dei droni al momento non è specificata. Cosa certa è che per la capacità di percorrenza il decollo non deve essere avvenuto distante dal luogo dei bombardamenti. Si ipotizza che, tra i luoghi di partenza dei Reaper Usa, potrebbe esservi anche la Tunisia. Al Ghosari spiega poi che questi «aerei da guerra» sono «probabilmente decollati da una nave di stanza nel Mediterraneo o da Sigonella». «Abbiamo ottenuto la copertura aerea degli Stati Uniti - prosegue - e le nostre forze stanno avanzando sul terreno».

Per quanto riguarda l'eventuale uso di droni italiani (nello specifico i Predator), ciò che è certo è che, al momento, sono utilizzati, nell'ambito delle operazioni nel Mediterraneo solo per la sorveglianza del fenomeno «immigrazione», ovvero per il controllo dei luoghi di partenza dei barconi.