Orbán sfida l'Europarlamento: "No al ricatto dei filo-migranti"

Il Ppe diviso sul discorso del premier sovranista ungherese Forza Italia e Lega lo sosterranno, contro Budapest i 5 Stelle

Vigilia tesissima ieri a Bruxelles del voto di oggi all'Europarlamento in cui verrà messo ai voti l'avvio della procedura contro l'Ungheria in base all'articolo 7 del Trattato sull'Unione Europea, quello che parla di «violazione grave dei valori fondativi», sostenuto dai liberali e dalle sinistre. Il premier ungherese Viktor Orbàn, orgoglioso difensore dell'indipendenza della democrazia del suo Paese e leader riconosciuto dei sovranisti europei, ha usato toni molto duri e chiari contro i «ricattatori che vogliono imporci l'immigrazione clandestina», e ha ottenuto un duplice effetto: da una parte ha evidenziato il muro contro muro esistente tra europeisti e sovranisti, Leitmotiv di cui è facile prevedere l'accrescersi progressivo in vista delle elezioni europee del prossimo maggio, e dall'altra ha fatto emergere la spaccatura all'interno del partito popolare europeo (Ppe), altro tema che verrà certo a maturazione - e non senza dolori - in un futuro assai prossimo.

Senza dimenticare, guardando nel cortile di casa nostra, la spaccatura nel governo gialloverde, con i leghisti difensori a spada tratta dell'«eroe» Orbàn e i grillini che voteranno invece le sanzioni contro di lui.

Venendo al discorso del premier ungherese, va detto che è stato tutt'altro che diplomatico. Semmai incendiario, con l'orgogliosa rivendicazione dell'Ungheria da lui guidata a determinare liberamente il proprio destino. La risoluzione che verrà messa al voto oggi a Bruxelles, ha detto Orbàn, «schiaffeggia l'onore dell'Ungheria e del suo popolo», un popolo che «prende le sue decisioni in libere elezioni, e voi non potete credere che il popolo ungherese non sappia cosa sia meglio per il suo interesse». «Sono venuto qui - ha detto con tono di sfida Orbàn - perché non potete condannare un governo, un Paese come l'Ungheria che da mille anni è membro della famiglia dei popoli di Europa, che con il suo lavoro e il suo sangue ha contribuito alla storia della nostra magnifica Europa, che si è sollevata contro l'esercito più importante del mondo, quello sovietico, e che ha pagato un forte scotto per difendere la democrazia».

Orbàn afferma che «il verdetto di domani è già deciso, sarà la vendetta di quei deputati pro-migrazione, in maggioranza al Parlamento Europeo, contro l'Ungheria che non vuol diventare un Paese d'immigrazione. Ma noi - ha proseguito il premier sovranista di Budapest - non cederemo al ricatto e siamo pronti a difendere le nostre frontiere anche contro di voi, se sarà necessario».

Toni talmente duri e inequivocabili da non lasciar spazi al compromesso. Il Ppe si divide, con Orbàn che ribadisce l'intenzione di restarne membro e accusa il presidente francese Emmanuel Macron di cercare di attirarne a sé una parte. Lo stesso Manfred Weber, capogruppo del Ppe all'Europarlamento incline all'intesa coi sovranisti e aspirante al posto di commissario oggi occupato da Jean-Claude Juncker, ha dovuto concedere che «senza un compromesso l'avvio dell'articolo 7 potrebbe essere necessario. Il Ppe cerca il dibattito, ma l'Ungheria deve risolvere i problemi sul tavolo». Mentre Weber si arrovella, Silvio Berlusconi a nome di Forza Italia (che del Ppe è una colonna portante) promette sostegno a Orbàn dopo una «cordiale telefonata» al leader ungherese: Fi voterà quindi contro l'avvio della procedura nei confronti di Budapest, così come la Lega e Fratelli d'Italia: il centrodestra si riforma dunque a Bruxelles, ma spostandosi a destra. Al contrario, il M5S voterà a favore «pur denunciando l'ipocrisia dell'Ue».