Ori, stucchi e rifugi antiatomici Tra i segreti della villa di Trump

Magione di un'ereditiera, il tycoon la acquistò realizzando un club esclusivo. E usandola come Casa Bianca d'inverno

Marjorie Merriweather Post era stata a suo modo profetica: voleva che la sua magione di Palm Beach dopo la morte diventasse di proprietà del governo federale, per trasformarla nella residenza invernale dei presidenti americani. Ci sono voluti oltre quarant'anni e l'elezione di un magnate del mattone alla Casa Bianca affinché la sua volontà trovasse attuazione. Post è la ricca ereditiera dei cereali che negli anni Venti fece costruire la villa nel sud della Florida, oggi divenuta a pieno titolo la Casa Bianca d'inverno per volontà di Donald Trump. I portoni di Mar a Lago si aprono per noi in un giorno di riposo del club, in cui il personale è impegnato in lavori di manutenzione e pochissimi soci sono presenti.

A farci da Cicerone è Guido George Lombardi, amico di lunga data di Trump, di cui ha curato la campagna ombra sui social media durante le presidenziali. È lui che ci accompagna tra i saloni e i giardini di Mar a Lago, raccontando aneddoti e curiosità. «Sono stato uno dei primi soci del club, ma oggi entrarvi a far parte e sempre più difficile, sia per ragioni economiche che per regole stringenti», dice Lombardi. La quota d'iscrizione dal gennaio 2017, dopo l'elezione del tycoon, è raddoppiata, arrivando a 200mila dollari, e oggi ne costa 250mila. «Ora ci sono solo cinque posti disponibili - spiega -. Si deve essere presentati da due membri, poi la richiesta viene esaminata dal board, che prima era guidato da Donald e adesso dal figlio Eric».

La villa è stata completata nel 1927: costruita su una proprietà di 6,9 ettari che va dall'Oceano Atlantico alla laguna del Lago Worth. Ha 126 stanze, di cui 58 camere da letto, 33 bagni, 12 camini e tre rifugi antiatomici, marmi italiani, antichi mosaici spagnoli e sanitari d'oro. «Il suo nome è nato da un errore - racconta Lombardi - lei voleva chiamarla Mar e Lago, ma in inglese la e abbreviata diventa a, così è nato Mar a Lago».

Quando Post è morta nel 1973 ha lasciato la tenuta al governo federale, ma di fronte ai costi di manutenzione è tornata di proprietà degli eredi, che l'hanno messa in vendita. Essendo diventata National Historic Landmark nel 1980, però, «nessuno voleva comprarla», afferma Lombardi. «Le regole sulla ristrutturazione sono molto rigide, non si può toccare quasi nulla della struttura - aggiunge -. Finestre e muri, per esempio, devono rimanere come sono».

La magione è rimasta vuota per anni, sin quando nel 1985 Trump l'ha comprata per circa 7 milioni di dollari. Del lungo restauro si è occupata la prima moglie Ivana, che per la sala da pranzo si è ispirata allo stile di Palazzo Chigi a Roma. Dagli anni Novanta il tycoon l'ha trasformata in un club privato, con camere e suite nella struttura principale, sulla spiaggia, e diversi cottage. Al servizio degli ospiti ci sono due piscine, un centro benessere (la Trump Spa), una palestra, campi da tennis, da golf e da cricket, due ristoranti e il beach club, a cui si accede da un tunnel sotterraneo. Poi c'è la maxi-bandiera americana oggetto di una lunga faida tra Trump e la città di Palm Beach, che lo ha sanzionato con una multa da 1250 dollari al giorno perché l'asta era troppo alta e disturbava la vista. Lui ha risposto con una causa milionaria. La faccenda si è chiusa in via extragiudiziale con il tycoon che ha accettato di tagliare il palo di un paio di metri, salvo poi far alzare il terreno. Ci sono due saloni che si possono affittare per eventi privati, dove Trump ha celebrato il matrimonio con Melania, nel 2005. E dove l'anno scorso ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping, circondato da capitelli, stucchi dorati e tre enormi lampadari di cristallo. La sala delle feste ospita sino a 700 persone: «Quando c'era il premier giapponese Shinzo Abe era tutto off limits», racconta Lombardi.

In questi giorni Mar a Lago chiude per la stagione degli uragani, e riapre il 30 ottobre. «Anche Trump nei prossimi mesi non verrà quasi mai. In teoria può fare quello che vuole, è il presidente, ma tecnicamente il club sarebbe chiuso anche per lui». Da quando The Donald è stato eletto, i controlli sono diventati molto più stringenti anche per gli soci, tutti i nomi devono passare dallo sceriffo della contea e dagli agenti del Secret Service. «Quando c'è lui o qualcuno della famiglia ci sono un po' di fastidi, e i soci storcono il naso», chiosa. Ad esempio per la chiusura di diverse strade intorno al resort. Il tycoon, comunque, rispetta come tutti le regole di Mar a Lago: «Ha una zona privata, ma non è la sua residenza, qui non si può vivere per periodi prolungati. È un club dove le persone hanno il permesso di dormire e anche lui è un ospite, seppur privilegiato».