«Ormai il narcisismo vale più dell'umanità»

Enza Cusmai

Un ragazzo si fa un selfie in una stazione, alle sue spalle lo spettacolo di una donna con la gamba maciullata.

Professor Gustavo Pietropolli Charmet c'è una nuova tendenza all'orrore?

«In realtà nel selfie il ragazzo non mette in primo piano l'orrore ma se stesso per la soddisfazione di dire a tutti io c'ero, avete visto come sono bravo?».

Quindi niente compassione, partecipazione al dolore, c'è solo un atto dedicato alla platea?

«Sicuramente non è un ricordo archiviato per la sua memoria. Il selfie ha sempre dei destinatari e lui l'ha inviato a loro perché lo ammirino durante una scena straordinaria».

Siamo dinnanzi a una sorta di voyeurismo perverso?

«Il fatto che ci sia il Papa o la donna moribonda o che sia stato appena consumato un delitto efferato non cambia le cose. La sostanza è che ogni fatto a cui uno partecipa viene postato sui social come se facesse parte di un reportage continuo. Le proprie gesta e speranze completano il suo identikit verso il pubblico in attesa».

Dunque non c'è più decenza neppure davanti al dolore?

«No, la decenza scompare quando si partecipa a un gioco sociale. La cosa importante sui social è portare materiale fresco di giornata. E infatti ormai i selfie spuntano come funghi quando si scontrano i treni o crolla un casa o scoppia un incendio».

Ci sono però anche intere famiglie che fanno la gitarella a Rigopiano dov'è avvenuta la catastrofe.

«Rientrano anche loro nel calderone della nuova tendenza. Oggi scattare una foto non è più una faccenda da risparmiare per i nostri ricordi. Esiste un bisogno collettivo di scattare immagini sullo sfondo del disastro come se fosse uno scoop da mostrare per dire a tutti: c'ero anch'io e ho visto tutto. Siamo attorniati da strepitosi esibizionisti».

Ma dove si nasconde la coscienza delle persone?

«Non c'è più da quando si usa internet che ha il potere di prevaricare di gran lunga sulle persone. Sulla rete dilaga il linguaggio scurrile, la pornografia esibita che porta a sua volta a esibire la propria sessualità. Internet dà legittimità alla parte più oscena e violenta della persona piuttosto che alla tenerezza e alla capacità di provare sentimenti positivi».

Insomma la bontà non fa più tendenza?

«Internet ha favorito un linguaggio fotografico e verbale molto violento. E gli adolescenti crescono con questo insegnamento dei social in cui bisogna sempre che ci sia qualcosa di insolito ed emozionante. Con internet si diventa cyberbulli come mai, si diventa crudeli. Non c'è più la vicinanza dei corpi e non si comunica più tenerezza».