Otto banche svaligiate in nove mesi: nella banda ultrà laziali e un ex poliziotto

Tra i 5 arrestati un ex agente che spiava la radio di questura e carabinieri

Roma La domenica allo stadio fra gli Irriducibili della Lazio. I giorni feriali ad assaltare banche. Almeno 10 le rapine compiute da una banda di criminali romani, tutte fra la capitale e il resto della regione. Tranne una, in trasferta, nel teramano. «Eravamo in vacanza ad Alba Adriatica, abbiamo assaltato la BCC» confesseranno.

Come i fratelli Savi della banda della Uno bianca, i rapinatori hanno un basista, Stefano Cangelosi detto «er Ciccione», 47 anni, ex agente della polizia scientifica. È Ciccio ad ascoltare, fuori dagli istituti di credito, gli scanner radio settati sulle frequenze di polizia e carabinieri. In contatto con lui i capi della banda: Massimo Mariani, «il Matto» o «il Roscio», e Franco Oddo, 47 e 51 anni. Mariani, legato ad ambienti della destra eversiva, estradato nel 2011 da Valencia dove si era rifugiato, è l'autore di altre 5 rapine avvenute a Oriolo Romano, Vetralla e Manziana. Gli altri arrestati: Corrado Ovidi, «l'Oste» e Giuliano Pennese, «il Soldato», 47 e 42 anni. Mariani e Ovidi erano incaricati della copertura «di fuoco» sui colleghi impegnati a ripulire bancomat e casse nelle banche. Ognuno un ruolo. Alla fine, «stecca para» per tutti. Tanti soldi: 187mila euro rapinati alla Banca del Fucino di Roma il 31 maggio 2017; 63mila euro «prelevati» all'Ubi banca il mese dopo; 90mila euro presi a un'altra filiale della Banca del Fucino a settembre. Quarantamila euro sottratti dal Credito Artigiano a ottobre. Troppe rapine concentrate in una zona ed eseguite con le stesse modalità. Le varie indagini vengono raggruppate dalla Procura che dà vita a un pool: agenti della squadra mobile e carabinieri scelti del nucleo operativo di via In Selci per fermare la banda sempre più pericolosa. Le azioni sono studiate a tavolino: coltelli di ceramica per eludere i controlli, cappelli, parrucche, baffi finti e fazzoletti stile Far West.

Come raccontano gli impiegati, una volta liberati dai legacci che li immobilizzano sul pavimento, i banditi parlano romano. «Ahò, dacce la combinazione», oppure «Tutti zitti sennò so' guai!». Il 7 novembre 2017 vengono bloccati mentre sono alle prese con un caveau temporizzato. I cinque sono «fuori porta», a Palestrina. Prima cercano di rapinare il Credito Cooperativo, poi l'Ufficio Postale. Intercettati dalle forze dell'ordine, nella fuga investono un carabiniere. Poche centinaia di metri e li individua una volante di polizia. L'inseguimento per le strade della cittadina laziale ricorda un film anni '70. Alla fine la banda è costretta ad arrendersi. E a tutta la gang, già dietro le sbarre, ieri è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere e le altre rapine. Fondamentale il ruolo dell'ex poliziotto. In un vano della sua auto, una Lancia Delta, nasconde scanner radio e gli occhiali usati nelle rapine. Intercettati: al telefono Oddo chiede a Cangelosi, in virtù del suo passato, d'informarsi presso la Squadra Mobile sullo sviluppo delle indagini.

Commenti

FRATERRA

Dom, 27/01/2019 - 10:57

....l'aumento del costo dei biglietti,allo stadio......fa fare cose terribiiiiiiili................

Ritratto di navigatore

navigatore

Dom, 27/01/2019 - 13:19

onesti lavoratori che andavano allo stadio di domenica per rilassarsi delle fatiche quotidiane, e