Padova chiede il bis di Bitonci. Il centrodestra unito supera il 40%

A 6 mesi dalla sfiducia l'ex sindaco leghista stacca i dem di 10 punti. Al Pd non basta la rimonta dell'imprenditore Giordani

Padova -Il primo passo per la «reconquista» di Padova è fatto. Il candidato del centrodestra Massimo Bitonci, caduto per una congiura di palazzo lo scorso 5 novembre, dopo aver amministrato la città per poco più di due anni, ha vinto il primo turno elettorale per l'elezione del sindaco. Gli exit poll, infatti, lo danno al 40-44%. Dietro di lui l'uomo del Pd Sergio Giordani, con il 33-35%, che fra due settimane sfiderà nuovamente l'ex primo cittadino leghista al ballottaggio. Più distanziati il candidato della Sinistra Italiana Arturo Lorenzoni (11-15%) e quello del M5sSimone Borile (8-10%).

Erano 261mila i cittadini chiamati alle urne a Padova e in una dozzina di comuni minori nella provincia ma, nonostante una campagna elettorale al vetriolo, gli elettori non sono corsi in massa alle urne: l'affluenza infatti è stata del 63%, in calo rispetto al 70% delle precedenti amministrative.

Non è stata certo una corsa in discesa quella dei due contendenti alla poltrona di sindaco. Sia Bitonci sia Giordani in questi mesi hanno avuto le loro gatte da pelare. L'ex sindaco della Lega, che nel 2014 era stato eletto con il 53,5%, ha dovuto fare i conti con la maggioranza, che lo scorso novembre aveva contribuito ha sfiduciarlo. Da allora, il comune è stato governato da un commissario. Ma il problema del centrodestra aveva origini squisitamente locali, così Forza Italia, dopo aver espulso i due consiglieri «ribelli», (finiti poi nella lista dell'avversario Giordani) ha ricostituito l'alleanza con la Lega e Fdi. Bitonci ha puntato la sua campagna elettorale, cominciata all'indomani della sfiducia, su temi cari alla Lega e al centrodestra: immigrazione e sicurezza. D'altronde, Padova come altre grandi città italiane deve fare i conti con quartieri ad alta densità di immigrati e con il degrado di alcune zone. L'ex sindaco ha ripetuto che non rinuncerà ai progetti che aveva per Padova e ha proclamato, fra il serio e il faceto, che vuole essere davvero «un sindaco-sceriffo». Bitonci ha deciso di installare il suo quartier generale nel quartiere Arcella, il più popoloso di Padova, quindi determinante, e anche quello con maggiori problemi di sicurezza. Ha passato gran parte delle giornata di ieri facendo la spola fra seggi della città. È poi tornato alla sede del comitato elettorale verso le nove di sera per seguire i risultati con il suo staff e i suoi sostenitori.

Sull'altro fronte l'uomo del Pd, imprenditore ed ex presidente del Padova Calcio, che non era mai sceso prima in politica. Ai primi di maggio il partito di Renzi si è trovato in pratica senza candidato, quando Giordani è stato ricoverato in ospedale per un attacco ischemico. Ma dopo pochi giorni si è ripreso e il Pd ha tirato un sospiro di sollievo. Giordani e Bitonci si sono scambiati diverse frecciate a distanza in queste settimane e hanno avuto un solo confronto faccia a faccia in tv in tutta la campagna elettorale.

Alla sfida per la carica di prima cittadino c'erano anche i candidati del Movimento 5 Stelle, l'imprenditore Simone Borile, eletto candidato ufficiale con il sistema delle Comunarie (dove ha raccolto 108 voti) e della Sinistra Italiana (appoggiata da numerose liste civiche di sinistra), il professore universitario Arturo Lorenzoni. Entrambi hanno compreso, dal primo all'ultimo sondaggio, che la speranza di andare al ballottaggio era remota, ma i loro voti saranno probabilmente determinanti per il secondo turno.

La corsa, quindi, non è ancora finita e Padova stamattina si è svegliata con la consapevolezza che appena fra due settimane potrà rivedere un sindaco governare la città.