Il Paese degli scandali riesce a truccare pure i campionati di danza

C'è del marcio nella mazurka. Ma anche nella polka e nel tango. La danza sportiva italiana è avvitata in un rovinoso casqué, e pazienza se i campioni di questa disciplina non sono famosi non diciamo come un terzino di serie B, ma nemmeno come un judoka della categoria 66-73 chili, che almeno ogni quattro anni può andare alle Olimpiadi e sperare di vincere un bronzo che gli garantisce dodici ore di gloria patria. No, i danzatori sportivi non hanno nemmeno questo. Alle Olimpiadi si sono affacciati soltanto nel 2000, a Sydney, come sport dimostrativo, e poi sono stati relegati nella varia umanità dei World Games, assieme all'aliante acrobatico, al tiro alla fune e al nuoto pinnato.

Eppure la danza sportiva gode di un suo seguito. Le sue gare riempiono palazzetti di periferia, i campionati italiani del 2018, svoltisi nei padiglioni della Fiera di Rimini dal 5 al 15 luglio, videro la partecipazione di oltre 200mila spettatori. E pazienza se con 20mila atleti impegnati bastava che ognuno portasse dieci tra parenti e amici a guardarli per far conto paro.

Quei campionati, però, sarebbero stati la sodoma e gomorra del cha cha cha, l'epicentro della Danzopoli che scuote il variopinto mondo dello sport minore italico. Per mesi, forse per anni, le gare sarebbero state inquinate da punteggi di favore dati ad alcuni atleti, in modo da alterare l'esito delle competizioni, secondo un sistema ramificato di favori e controfavori. In seguito a un'indagine condotta dai Carabinieri del comando provinciale di Rimini per sei mesi, dal luglio 2018 al gennaio 2019, sono finiti sotto indagine in otto e disposte sette misure coercitive e interdittive, nelle province di Milano, Monza-Brianza, Varese, Terni, Reggio Calabria, Matera e Bari. A coordinare la rete era un istruttore, che riceveva i nomi degli atleti da favorire e li segnalava a personaggi in contatto con le giurie. A lui e a due giudici federali è ora stato vietato di «esercitare professioni o rivestire incarichi all'interno di società sportive per la durata di mesi sei», mentre a un direttore di gara della Fids, la federazione nazionale e a tre istruttori è stato imposto «l'obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria». L'ottavo coinvolto è il presidente federale, sul quale grava un'ipotesi di omessa denuncia, anche se la federazione ieri precisava che la persona in questione «non è mai entrato in possesso o ha avuto conoscenza di nomi, elementi e/o documenti che lo avrebbero obbligato a inoltrare un rapporto all'autorità giudiziaria o sportiva».

Il bello è che in questa piroetta di favori e di voti taroccati, in questo paso doble nel delirio, pare non ci fosse nessun intento economico. Nessuno avrebbe ricevuto nulla né avrebbe dato nulla e se questo è accaduto non è che un fattore trascurabile di questa frode sportiva. Tutto sarebbe stato motivato solo da un'esasperata competizione tra le varie scuole di danza, ansiose di riempire la propria bacheca di trofei e medaglie. Balla coi lupi.