Un Paese sempre in allerta ma in ritardo

Un fantasma si aggira per l'Europa. Il terrorismo islamico. Ne è interessata anche l'Italia, che ha ritardato ad affrontare l'emergenza, in particolare sul fronte dell'immigrazione clandestina

Un fantasma si aggira per l'Europa. Il terrorismo islamico. Ne è interessata anche l'Italia, che ha ritardato ad affrontare l'emergenza, in particolare sul fronte dell'immigrazione clandestina. Il governo Renzi ha rivelato, anche in questa circostanza, la sua inefficienza. Tante chiacchiere e poche o nessuna decisione. L'Italia vive, perciò, in uno stato di perenne allerta che occupa le cronache dei media, ne terrorizza la popolazione, senza che si vedano neppure le premesse di qualche soluzione.

Anche l'Europa, però, non sembra messa bene. Dopo l'attentato a Charlie Hebdo, in Francia si erano fatti tanti proclami. Salvo mettere progressivamente da parte le buone intenzioni e non fornire mezzi e strumenti legislativi adeguati alle forze dell'ordine e all'intelligence, annunciati dalla politica. Proprio i servizi, e il loro coordinamento a livello europeo, hanno mostrato tutti i loro limiti di fronte agli attentati di Parigi e di Nizza e alla nuova strategia del terrorismo islamico, pronto a colpire indiscriminatamente nel mucchio, e non più contro obiettivi precisi, per fare più danni possibili. In particolare a Parigi, i terroristi erano conosciuti, sia dai servizi francesi che da quelli belgi, si sapeva che erano pronti a colpire e verso quali obiettivi (concerti, ristoranti, bar). I maggiori luoghi di ritrovo e di svago dei cittadini. Forse si sarebbe potuto fare di più per evitare o prevenire le stragi.

L'altro aspetto è quello dell'immigrazione, su cui l'Europa ha evidenziato l'incapacità di individuare politiche comuni e coordinate per affrontare un fenomeno ormai inarrestabile. Insieme alle masse di immigrati entrano così in Europa, in primo luogo in Italia, anche potenziali gruppi terroristici. A cui si aggiungono i terroristi sopravvissuti ai raid contro l'Isis.

Infine una considerazione su quelli che il direttore di questo giornale ha definito «i razzisti radical-chic». In una vecchia canzone, il cantautore di sinistra Ricky Gianco cantava: «Ho un profugo cileno a casa mia, è arrivato nel '73. E da allora non è più andato via... Compagno sì, compagno no, compagno un c..!!!». Almeno allora per qualche anno se li tenevano in casa. Oggi basta l'ipotesi che 50 immigrati siano ospitati nei luoghi di villeggiatura (Capalbio) della sinistra salottiera, che questa insorga. Come sempre, questa sinistra favorevole alla accoglienza indiscriminata, fautrice del «politically correct», fa pagare agli altri la sua incapacità di capire la sua malafade, ma non vuole essere infastidita nei suoi feudi vacanzieri.