Pagò i sicari per uccidere il marito. Scoperti e arrestati 15 anni dopo

Le rivelazioni di un pentito svelano un delitto (quasi) perfetto

Un delitto quasi perfetto. Un marito che muore di infarto non desta sospetti. E per tutti l'imprenditore catanese Santo Giuffrida era morto il 10 dicembre 2002 a 60 anni per un infarto fulminante. Come non aveva destato sospetti un'aggressione con coltello subita dall'imprenditore un anno prima nel suo garage condominiale. Era scampato alla morte, sfuggendo al colpo finale di chi lo voleva morto. Era rimasto ferito gravemente, ma ce l'aveva fatta.

A distanza di 15 anni si scopre che non si trattò di una rapina. Così come il decesso non fu dovuto a un attacco di cuore. Tutto rientrava nel piano di morte della compagna, la 43enne Barbara Bregamo. A scoprire gli altarini sono state le dichiarazioni rese nel 2016 dal neo collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro, a cui la donna si era rivolta per far fuori il compagno. Era stato Cavallaro, dopo avere ricevuto l'incarico, a coinvolgere un conoscente, Francesco Giuseppe Indorato, perché accoltellasse l'imprenditore. Al tempo nessun elemento fece risalire alla Bregamo, mentre gli inquirenti giunsero a Indorato, indagato, ma non si acquisirono sufficienti elementi per un rinvio a giudizio.

Non passò nemmeno un anno dall'aggressione che la Bregamo si rivolse di nuovo a Cavallaro. Voleva il compagno morto. Per questo lo pagò 20mila euro e gli regalò una Bmw. L'omicidio fu pianificato con maggior cura. Cavallaro coinvolse due conoscenti: Alfio Maugeri e Antonio Zuccarello. Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 2002 tutti e tre si introdussero in casa Giuffrida grazie all'aiuto della Bregamo e dopo avere iniettato nell'imprenditore un veleno, lo soffocarono. Poi la convivente inscenò la morte naturale, ingannando tutti.

«Sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l'amica di Luciano 15 anni fa» (So come tu e i tuoi amici avete soffocato il compagno dell'amica di Luciano 15 anni fa). Il biglietto è stato lasciato dagli inquirenti come specchietto per le allodole. E uno degli indagati ha confessato a un amico il delitto. A indagare sono state la sezione di polizia giudiziaria carabinieri e il nucleo investigativo carabinieri di Catania, sotto la direzione della procura distrettuale di Catania. Indorato, accusato di tentato omicidio, Maugeri e Zuccarello, accusati di omicidio, sono in carcere, mentre la Bregamo, in quanto mamma con prole di età inferiore ai sei anni, ritenuta la mandante, è agli arresti domiciliari.