Panama, Cameron fa mea culpa Ma Londra lo contesta in piazza

Il premier britannico ammette: «Avrei dovuto gestirla meglio» Protesta a Downing Street

«Avrei potuto gestire meglio questa vicenda». Eh già, non è stata una gran settimana per mister Cameron. L'ha ammesso lui stesso ieri, al forum dei Conservatori mentre all'esterno decine di persone manifestavano chiedendo le sue dimissioni. Dopo che lo scandalo «Panama Papers» aveva coinvolto anche il nome del padre, il leader Conservatore era stato costretto ad ammettere di aver acquistato delle azioni della società off-shore paterna per poi venderle nel momento in cui era stato eletto. Inizialmente aveva dichiarato di non aver nulla da nascondere in proposito mentre qualche scheletrino nell'armadio lo nascondeva anche lui. Non esattamente una bella figura da parte di un primo ministro che si è sempre scagliato contro chi usava simili mezzucci per pagare meno tasse.

Messo sotto torchio dai media nazionali e dagli avversari politici, Cameron ieri ha dovuto ammettere di aver gestito male la questione ed ha promesso una maggiore trasparenza. Tanto che nelle prossime ore renderà pubblica la propria dichiarazione dei redditi. «Non vedo l'ora di leggerla» ha dichiarato fregandosi le mani il leader laburista Jeremy Corbyn. «Sono consapevole che ci sono delle lezioni da imparare e lo farò - ha dichiarato al forum dei Conservatori un Cameron insolitamente umile - non biasimate il governo per quello che è successo, biasimate soltanto me. Sono ovviamente molto arrabbiato a causa di quello che è stato detto su mio padre. Lo amavo, mi manca ogni giorno. È stato un padre meraviglioso e sono orgoglioso di tutto quello che ha costruito. Non posso quindi lasciare che nessun dubbio offuschi l'immagine che ho di lui. I fatti sono questi: ho acquistato delle azioni, azioni che sono uguali a tutti i tipi di azioni e ho pagato delle tasse su queste azioni. In seguito le ho vendute e l'ho fatto quando sono diventato primo ministro. Più tardi - ha proseguito Cameron - pubblicherò tutte le informazioni sulla mia dichiarazione dei redditi, non solo l'ultima, ma anche quelle degli anni passati perché desidero essere completamente aperto e trasparente su questa vicenda. Sarò il primo premier e leader di un partito di maggioranza che fa una cosa simile e penso che sia la cosa giusta da fare».

In realtà, le dichiarazioni di Cameron arrivano quando ormai il danno è già fatto. Come fanno notare gli analisti politici, sono ormai passati troppi giorni da quando lo scandalo è scoppiato e il fatto di non aver ammesso immediatamente di aver acquistato delle azioni della società offshore del padre hanno consentito agli oppositori politici di accusare Cameron di aver ingannato i suoi elettori. Accusa peraltro legittima dato che anche il suo tardivo mea culpa si riferisce soltanto al modo in cui ha affrontato la questione, non alla sostanza del problema. Cameron infatti si ostina a sostene di non aver violato alcuna regola e afferma che suo padre non ha deciso di spostare i suoi affari alle Bahamas per evitare di pagare le tasse. Dichiarazioni a cui, ora , pochi sono disposti a credere.