Papà Tevez, sequestro lampo Sportivi sempre più nel mirino

Sarebbe stato pagato un riscatto di 400.000 pesos (meno di 40.000 euro) Lo juventino al telefono dall'Italia con i rapitori e il genitore adottivo

Otto ore prigioniero, sequestrato. Alle sette di ieri mattina Segundo Tevez, zio e padre adottivo di Carlos Tevez, calciatore argentino della Juventus, è stato rapito sulle alture di El Palomar, nel dipartimento di Moron, nell'agglomerato urbano di Buenos Aires. Tevez era a bordo della sua Volkswagen Vento quando tre individui hanno fermato l'automobile, intimato al corpulento Segundo di scendere e di montare su un'altra vettura, dileguandosi in direzione di Calle Dolores Pratt. Due ore dopo è arrivata una telefonata a casa di Tevez, la nuora di Segundo ha risposto al telefono e ha ricevuto la richiesta di un riscatto milionario. Un'altra telefonata è arrivata nel primo pomeriggio. Carlos Tevez ha parlato con il proprio padre adottivo proprio durante il rapimento e aveva deciso di partire per Baires. Ma qualche ora prima che Tevez raggiungesse l'aeroporto, il caso si è risolto. Segundo Tevez è stato liberato in Marcos Paz al numero 3500 ed è stato poi portato in un'abitazione in calle Campana. Le sue condizioni sono buone e si dice che la famiglia abbia pagato un riscatto. La vita di Carlitos è stata segnata da sempre da una serie di accadimenti feroci. Sua madre, Fabiana Martinez, lo abbandonò quando Carlos aveva sei mesi soltanto. Appena quattro mesi dopo Carlos fu ustionato al viso e al collo dall'acqua bollente caduta da una bacinella e le lesioni si aggravarono a causa di una coperta di nylon con la quale cercarono di proteggerlo nel trasporto all'ospedale. Suo padre, Carlos, venne trovato ucciso da ventitré pallottole sparate da un sicario nel quartiere di Fuerte Apache. Segundo Tevez e Adriana Martinez lo adottarono nella casa al primo piano della Torre 1 di quel barrio popolare, popoloso e violento. Pure uno dei fratelli di Carlos fu arrestato dopo aver tentato un assalto al furgone blindato di una banca.

Carlos è molto legato a Segundo al quale ha dedicato questa frase per il compleanno: «Mi hai insegnato a essere uomo, le mie tristezze sono le tue, i miei successi sono le tue gioie. Ti amo vecchio. Felice comple».

Ieri tristezza, paura, rabbia, perché i sequestratori sentono l'ordore dei soldi, Tevez è un cognome pesante e l'Argentina vive ore che pochi, al di qua dell'oceano, conoscono e che papa Francesco potrebbe spiegare, illustrare.

Il football è territorio facile per la malavita sudamericana. L'anno scorso Villaruel, dell'Huracan, venne rapito insieme con il padre. Jorge Milito, padre di Diego e di Gabriel, vene sequestrato nell'agosto del duemila e due e liberato due giorni dopo con il pagamento di centomila pesos, dopo la richiesta iniziale di duecentomila dollari. Stessa sorte per Ruben Astrada, padre di Leonardo Astrada «prigioniero per 27 giorni nel luglio del 2003 e liberato in cambio di 400mila dollari. Anche il fratello di Riquelme, Cristian, fu vittima di un sequestro lampo, venne lasciato libero dai rapitori ventinove ore dopo, il riscatto fu di 160mila dollari. La scorsa settimana Javier Zanetti ha rischiato il rapimento, la sua automobile è stata fermata, minacciato dalle pistole dei delinquenti, Zanetti è stato costretto a consegnare la vettura dopo essere stato riconosciuto e, per fortuna sua, «liberato».

La vita di Carlos Tevez non è soltanto fiesta y goles. Sa che nella folla che lo circonda e lo celebra circolano anche i delinquenti, la cara sucia, la faccia sporca dell'Argentina. Carlos ha di nuovo sentito la voce di Segundo, stavolta senza paura, senza sofferenza. Baires, la Capital, ha parlato ieri soltanto di lui, di Carlitos, come di lui parlava quando Sabella, il commissario tecnico della nazionale albiceleste, lo lasciò a casa per l'ultimo mondiale brasiliano. Si disse e si scrisse che Carlos è uomo del barrio e il barrio, quello di Fuerte Apache, mette paura. La storia è finita, restano gli incubi di un giorno lungo, di una attesa maligna. La vita di Segundo Tevez vale 400.000 pesos, una montagna per gli argentini. Trentottomila euro per Carlitos, un regalo al vecchio che lo ha fatto diventare hombre.