Il Papa rivoluzionario a Cuba «Non si abusa del popolo»

Dopo l'incontro con Fidel il Pontefice ricorda «i duri sacrifici sopportati dal clero» e dice: «Il Vangelo non è politicamente corretto: cambiare è possibile»

Due messaggi chiari, pronunciati durante l'omelia della messa ad Holguin, seconda tappa della visita di Papa Francesco a Cuba. C'è chi scommette che quelle frasi il Pontefice le abbia rivolte proprio a Raúl Castro, che, come promesso, era presente alla celebrazione di Bergoglio per la festa di San Matteo apostolo in Plaza de la Revolucion: «Il cambiamento personale è sempre possibile - ha detto Francesco - persino per chi è ritenuto dagli altri un traditore». Poi Bergoglio, nonostante il tono pacato, ha lanciato un duro monito, abbastanza esplicito per chi occupa ruoli di potere nella società: «I concittadini non sono quelli di cui si approfitta, si usa e si abusa». Parole chiare che si legano a quelle rivolte al clero cubano riunito qualche giorno fa nella cattedrale di L'Avana: «So che tutti portate il peso di grandi sacrifici, e che per alcuni di voi, da decenni, i sacrifici sono stati molto duri». E infatti anche ieri Francesco è tornato sull'argomento, mentre Castro ascoltava in silenzio le sue parole: «So bene con quale sforzo e sacrificio la Chiesa a Cuba sta lavorando per portare a tutti la parola di Cristo», ha detto. E poi: «L'amore di Gesù ci stimola a guardare oltre, a non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto».

Sempre ieri il Papa è volato a Santiago, terza e ultima tappa del suo viaggio a Cuba, per venerare la Virgen del Cobre, patrona dell'isola. Anche lì, era presente il presidente Castro che soltanto alcune ore prima aveva ricevuto i ringraziamenti del Pontefice; durante il faccia a faccia riservato di 50 minuti tra Bergoglio e Castro, infatti, il Papa si era rivolto al capo del governo dicendo: «Voglio ringraziarla, per il calore dell'accoglienza e per il suo discorso perché ha detto delle cose che mandano davvero un segnale di calore. Apprezzo anche le grazie concesse». Un chiaro riferimento alla decisione del governo di concedere, come già successo durante la visita di Benedetto XVI nel 2012, il perdono, questa volta a 3522 detenuti in carcere per reati minori. Una misura che non riguarda però i detenuti politici (ne sarebbe stato liberato soltanto uno tra i sessanta in carcere) e di certo non facilita la vita dei loro familiari, arrestati per diverse ore durante la visita di Francesco. Il Vaticano aveva previsto infatti un incontro informale tra Bergoglio e alcune esponenti del movimento «Damas de blanco» che però non sono mai riuscite a raggiungere la Nunziatura Apostolica. «Abbiamo invitato queste persone ma non si sono presentate», ha spiegato il portavoce vaticano Padre Federico Lombardi, «ma non so se la loro assenza sia stata dovuta ad un arresto o ad altro». I media che si oppongono al Governo hanno raccontato che questi oppositori sono stati fermati dalla polizia segreta: tra loro c'era anche Berta Soler, leader delle donne in bianco insieme al marito e altre 10 persone.

Mentre il Papa sta per concludere la sua visita sull'isola caraibica, negli Stati Uniti, dove Francesco atterrerà questa sera alle 22 ora italiana, la tensione intanto torna alta per il rischio terrorismo: secondo un documento finito in mano all'emittente televisiva Nbc, la sicurezza americana teme che alcuni terroristi possano travestirsi da agenti di polizia e vigili del fuoco per colpire il Paese.