Il Papa: rubare carte è un reato

Bergoglio denuncia la sottrazione di documenti: ma io vado avanti

La folla in piazza San Pietro è stata impressionata dalla forza del Papa, dalla sua calma di vincitore. Ha cominciato a chiarire il suo stato d'animo, perché non ci fossero dubbi, guardando la gente e poi il cielo: «Buongiorno, con questo bel sole». Altro che «sconfortato», come aveva fatto trapelare la disinformazia sempre all'opera appena oltre i saluti delle guardie svizzere.

Dopo la preghiera alla Madonna dell'Angelus ha detto, muovendo le mani con gesti da parroco di campagna ma anche da hidalgo sudamericano: «Rubare documenti è un reato. Ma ne conoscevo già il contenuto» e ha ruotato la mano come a circondare la folla «siete con me. La Chiesa è tutta con me, e andrò avanti nelle riforme». La piazza, strapiena, ha risposto con una totalità di consenso. Nessuno appariva dolente e scandalizzato.

Questo Papa ha la straordinaria capacità di trasferire immediatamente, prima ancora di esprimerli, i suoi sentimenti al popolo. Prima dell'Angelus, commentando il Vangelo, aveva indicato il modello della «vecchietta», della «povera vedova» che offre due monetine (il Papa ha mostrato con le dita che si trattava proprio di spiccioli, contrapponendo questo gesto a quello abbondante e volgare della manona che butta nelle casse del tempio con compiacimento un tesoro, che però è il superfluo). E ha contrapposto quella donna generosa, che dà tutto a Dio, agli scribi e ai farisei, a cui ha imputato lo «stile di vita: superbia, avidità e ipocrisia. A loro – dice Gesù - piace ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Ma sotto apparenze così solenni si nascondono falsità e ingiustizia. Mentre si pavoneggiano in pubblico, usano la loro autorità per divorare le case delle vedove».

Siccome non c'è nessuno in giro che oggi abbia il titolo ufficiale di scriba e di fariseo e se ne vanti, è parso chiaro a tutti che alludesse a tante autorità vaticane ed ecclesiastiche. Insomma, il Papa – come abbiamo scritto sul Giornale nei giorni scorsi – ha un dolore personale profondo, perché «rubare» è un «atto deplorevole». Ma mostra di aver compreso benissimo che l'intento era quello di spingerlo ad essere più determinato nelle riforme. Fa capire: avrete avuto anche buone intenzioni, ma con me non servono. Non è con azioni malvagie che si aiuta il bene. Non ha usato l'espressione «peccato», ma «reato». «Atto deplorevole», «fatto triste», non «persone cattive» o «gente malvagia». Insomma, fa capire che è stato costretto a sbattere in galera i presunti autori di un furto, perché Francesco è anche un capo di Stato e non può sorvolare su un reato. Ma da Papa fa valere anche per loro il «chi sono io per giudicare».

È invece come al solito durissimo con chi forse non commette reati, ma pratica uno «stile di vita» da pavone. Insomma, è confermata implicitamente la tesi dell'«auto-golpe» fatto da bergogliani magari messi ai margini perché troppo zelanti. Ne vedremo altri in galera o denunciati. Ma senza che il Papa si strappi le vesti. Ecco comunque le parole del Papa su Vatileaks 2: «So che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati. Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. È un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene, e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili. Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi. Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato. Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza». Applausi scroscianti, lunghi cori di «Viva il Papa».

Commenti

Valvo Vittorio

Lun, 09/11/2015 - 16:12

La struttura della Chiesa è tipica della monarchia assoluta, ma in pratica comandano i cardinali, Il papa può dire ciò che vuole, ma sono i cardinali a decidere sull'organizzazione della Chiesa e possono spingere il papa alle dimissioni! Può sembrare una deduzione fantasiosa, ma le vicissitudini della Chiesa questo insegna. Pensare che i cardinali seguano gli insegnamenti francescani è una visione onirica della Chiesa!