Il Papa sfida i terroristi. In Egitto tra la gente senza l'auto blindata

Francesco spiazza i servizi di sicurezza. Alta tensione dopo i recenti attentati al Cairo

Papa Francesco sfida i terroristi e, nel viaggio in Egitto in programma venerdì e sabato prossimi, conferma la linea tenuta finora: niente auto blindata per i suoi trasporti.

Nonostante l'allarme sicurezza elevato e a tre settimane di distanza dal doppio attentato al Cairo, alla chiesa copta, che ha provocato quasi 50 morti, Bergoglio tira dritto, non solo confermando la due giorni di trasferta egiziana, ma anche lanciando agli estremisti un chiaro messaggio di non farsi intimidire e di non cedere alla paura.

«Il Papa userà per gli spostamenti un'automobile chiusa, ma non blindata. Così ha voluto», ha riferito il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, presentando il viaggio. «Non c'è preoccupazione ha aggiunto viviamo in un mondo dove questo aspetto fa parte della vita, però andiamo avanti serenamente, come è nella volontà del Santo Padre».

I timori, invece, non mancano. Dopo le stragi nelle due chiese la Domenica delle Palme, l'Isis ha annunciato altri attacchi, al-Sisi ha dispiegato le forze speciali e ha dichiarato lo stato di emergenza nel Paese a larga maggioranza musulmana sunnita. E la sicurezza vaticana, che da tempo sta mettendo a punto un fine lavoro di intelligence, guarda la realtà dei fatti e mette in campo tutte le azioni per prevenire attacchi o gesti isolati.

«La sicurezza è un problema anche qui, come lo è anche in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti ha proseguito Burke, cercando di non alimentare preoccupazioni però il Papa, anche dopo gli ultimi attentati in Egitto, ha confermato la volontà di andare avanti, anche come segno di vicinanza. C'è la volontà di far sì che le cose vadano bene». Insomma, il viaggio internazionale numero 18 del Pontefice viene vissuto al pari di tutti gli altri.

«Le misure previste sono quelle degli altri viaggi», ha spiegato ancora Burke. Tuttavia, quella in Egitto si preannuncia una trasferta ad alto rischio sicurezza, come quella in Repubblica centrafricana nel 2015, rimasta in bilico fino all'ultimo momento. Tre sono le dimensioni del viaggio in Egitto: una pastorale, per l'abbraccio alla minoranza cristiana (lo 0,28% della popolazione), una ecumenica, per il dialogo con la chiesa copta, e una interreligiosa, per l'incontro con l'Islam sunnita (89% del Paese). Trentasei ore, cinque discorsi in italiano, la traduzione simultanea, una diretta della televisione egiziana. Il 28 aprile Bergoglio incontrerà il presidente al-Sisi, visiterà l'Università Al-Azhar (ci sarà un incontro privato con il grande imam Ahmed Al-Tahyeb) e interverrà alla Conferenza internazionale per la pace. La giornata si concluderà con la visita al Patriarcato copto e una preghiera alla chiesa di San Pietro per i cristiani uccisi. Sabato, invece, la messa allo Stadium dell'Aeronautica, dove è previsto un giro in golf-cart tra i fedeli, e l'incontro con i sacerdoti.

Era stato il presidente del Comitato organizzatore della visita ad annunciare al Sir un cambio di programma. «Da una sala coperta attigua allo stadio del Cairo si è passati allo stadio militare, più capiente e più sicuro».

In merito alla richiesta della famiglia Regeni di un appello per la verità su Giulio, Burke ha risposto: «È una questione fra due Stati. Il Papa è consapevole della cosa, ha pregato per lui, partecipa al dolore. Ma la Santa Sede lavora in modo discreto».

E nello stesso giorno in cui Greg Burke ha presentato il viaggio ai giornalisti, il Vaticano ha pubblicato le preghiere che verranno lette durante la messa di sabato.

Commenti

Anonimo (non verificato)

manfredog

Mar, 25/04/2017 - 12:15

..Che Martire, si..della Patria, altrui. mg.

routier

Mar, 25/04/2017 - 12:17

Non potendo aspirare alla Santità (per evidente incapacità di governare la chiesa del ventunesimo secolo), cerca il martirio. Non è da condannare ma da compiangere!

killkoms

Mar, 25/04/2017 - 15:46

cosa potrebbe temere?