La parabola della destra romana polverizzata tra cinque candidati

Meloni e Storace corrono in proprio, Augello sostiene Marchini. Chi è confluito in Fi sta con Bertolaso. E c'è pure chi aiuta il Pd Giachetti

E ccole le vestigia della destra romana, quella che solo otto anni fa - con Gianni Alemanno che entrava in Campidoglio - aveva in mano la Capitale e che ora fatica persino a stare a galla. Campeggiano a Roma Sud, via Etruria 17 per la precisione, sede della storica sezione Angelo Mancia. La prima casa del Msi a Roma, battezzata nell'anno domini 1947. Oggi è il simbolo di una parabola discendente che mai nessuno avrebbe immaginato così repentina. Qui, infatti, Giorgio Almirante tenne una delle sue ultime manifestazioni, qualcuno sostiene proprio l'ultima. E sempre qui, nel 1993, Gianfranco Fini annunciò la sua candidatura a sindaco di Roma. Il teatro, insomma, dell'evoluzione della destra, romana e italiana. Fino all'ultima tappa, quella prima della disgregazione. Il cui simbolo campeggia ancora oggi sulla strada, ben visibile pure dalla vicinissima piazza Tuscolo: un'enorme insegna tonda con il logo del Popolo della libertà, l'atto finale di un cammino funesto. Con la beffa che pur avendo il Pdl chiuso i battenti nel 2013, su quella che fu la prima casa del Movimento sociale resta ancora oggi impresso il marchio della disfatta.È la metafora di una vera e propria polverizzazione, figlia di invidie, rancori e tradimenti reciproci. Non tanto politici, quanto umani e personali.

A cui lo schianto elettorale portato a casa da Gianfranco Fini nel 2013 infligge il colpo di grazia: Fli si ferma allo 0,47% e quello che era stato il leader della destra italiana rimane fuori dal Parlamento dopo quasi un trentennio di presenza ininterrotta. È in questi anni - a partire da quando nel 2010 si è formalizzata la rottura tra Silvio Berlusconi e Fini con il celebre «che fai mi cacci?» - che la destra si perde in mille rivoli. Al punto che oggi a Roma gli ex An sono divisi tra quattro diversi candidati sindaci, addirittura cinque tenendo da conto anche chi appoggia Roberto Giachetti.Il primo è Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, costretta a candidarsi dopo lo strappo di Matteo Salvini: il fatto di rimanere insieme a Forza Italia i soli a sostenere un Guido Bertolaso che non scalda l'elettorato di destra rischiava di penalizzare non poco la lista di Fdi. Di qui la discesa in campo, caldeggiata sia da Fabio Rampelli che da Ignazio La Russa. Ma gli ex aennini rimasti fedeli a Berlusconi proprio non ci pensano a sostenere Meloni e sono schierati con Bertolaso. Maurizio Gasparri, per esempio, continua a invitare tutto il centrodestra a «convergere» sull'ex capo della Protezione civile. Anche se potendo scegliere il suo appoggio andrebbe ad Alfio Marchini. Il terzo candidato al Campidoglio che raccoglie il sostegno di ex An romani. Non i voti di Gasparri o Renata Polverini, che al momento restano su Bertolaso.

Ma quelli di Andrea Augello, coordinatore della campagna elettorale che nel 2013 vide Alemanno consegnare il Campidoglio ad Ignazio Marino, il punto più basso mai raggiunto dalla destra a Roma, la fine di quel ciclo aperto nel '93 con Fini che al ballottaggio con Francesco Rutelli arrivò al 46,8%. Dopo uno slalom che lo ha visto prima con l'Ncd di Angelino Alfano e ora con Idea di Gaetano Quagliariello, Augello appoggia Marchini. Che piace molto a Barbara Saltamartini, anche lei ex An, poi Ncd, passata da oltre un anno con Noi con Salvini di cui è l'avamposto romano. Seguirà l'indicazione del partito e sosterrà Meloni, ma non ha mai nascosto di considerare Marchini il migliore dei candidati in campo. Infine - quarto aspirante al Campidoglio che raccoglie i voti degli ax An - c'è Francesco Storace, governatore del Lazio nel 2000, quando Alleanza nazionale era il primo partito della regione con il 23,1%. Con An ha rotto dal 2007, quando dopo accesi contrasti con Fini decise di fondare la Destra.Ma tra gli ex An c'è pure chi ha fatto tutto il giro ed è approdato al Pd. È il caso di Umberto Croppi che dal Fuan e dai Campi Hobbit è passato per i Verdi e ha poi fatto l'assessore con Alemanno sindaco. Oggi è in prima linea nella campagna elettorale del renziano Giachetti.

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Commenti

peppino62

Mer, 30/03/2016 - 09:24

Semplicemente ....ridicoli !!!!

Dordolio

Mer, 30/03/2016 - 09:35

In questo degrado mi avvilisce particolarmente la figura di Croppi, che ho conosciuto, ascoltato e stimato in altri tempi. Non abito più a Roma da anni e se vi risiedessi ancora probabilmente manco andrei a votare. Non so quale senso possa avere sostenere una delle tante pulci che - stando addosso ad un cane - strillano "Il cane è mio! Il cane è mio!" Cadreghinisti indegni.

FabioFaenza

Mer, 30/03/2016 - 10:02

Secondo me di tutti questi personaggetti l'unica che aveva un minimo di spessore era la Meloni, ma si è giocata tutta la sua credibilità con quel tira e molla sulla candidatura. Ha dimostrato di non essere all'altezza, di non essere coerente e di non rispettare la parola data. Per cui non è molto diversa da FinAlfano e probabilmente farà la loro stessa fine.

Vera_Destra

Mer, 30/03/2016 - 11:05

Il titolo dell'articolo potrebbe essere: cronaca di una sconfitta annunciata. Dopo il disastro di Marino e con la candidatura della teleguidata da Casaleggio, quale occasione migliore poteva esserci per conquistare il Comune di Roma. Io resto della mia convinzione: bisognava subito convergere su Marchini (vedrete, prenderà più voti di Bertolaso) oppure lanciare un candidato scelto fra le file dei consiglieri comunali di Fdi o Forza Italia. Purtroppo a Roma è in atto una guerra civile del centro-destra e a farne le spese sarà la città.

Libertà75

Mer, 30/03/2016 - 11:06

A parte dimostrare l'interesse della destra a fare un partito unico (della nazione) con il PD e ricreare, quindi, la DC. L'unico augurio che possiamo farci affinché la democrazia sopravviva agli interessi privati, è che a Roma vinca il M5S.

maurizio50

Mer, 30/03/2016 - 11:40

Poi qualcuno ancora si domanda perchè a sinistra, nonostante le porcate a getto continuo del PD, riescano comunque sempre a vincere: l'articolo sopra riportato è una ottima risposta!!!!!!!

freevoice3

Mer, 30/03/2016 - 13:35

Questa è la sfiga dell'Italia. Quando la destra entra in odore di elezioni, invece di compattarsi si divide. Se può consolare anche la sinistra si comporta allo stesso modo, diventano tutti primatisti da poltrona. Che schifo.

rokko

Mer, 30/03/2016 - 14:39

C'è un qualcosa nel titolo che stona ... Ah, sì, è a parola "destra" ! Questi sarebbero la "destra" ?!? Ma fatemi ridere