Il paradiso australiano dove gli adepti del Califfo sono liberi di odiare

L'imam che si fa fotografare a San Pietro col vessillo islamista, l'uomo che mostra il figlio con la testa mozzata in mano: l'Isis arruola i suoi cani sciolti in Oceania

L'autoproclamato predicatore con sangue calabrese nelle vene, che si fa immortalare a San Pietro con la stessa bandiera nera usata dal terrorista del caffè di Sydney. Un centinaio di giovani australiani partiti per arruolarsi nelle fila del Califfato in Siria ed Iraq. Un loro seguace in patria arrestato prima che cominciasse a sgozzare gente per strada. E i proclami del Califfo, che incitano ad esportare la guerra santa in Australia, sono gli esempi più evidenti di come l'Isis faccia proseliti nell'isola dove è garantita libertà di predicare e reclutare a favore del Califfato.

Il 13 novembre Abu Bakr al Baghdadi, il capo dell'Isis, ha annunciato con un audio: «L'America, l'Europa, l'Australia, il Canada e i loro schiavi tra i governanti delle terre d'Islam saranno terrorizzati dallo Stato islamico». Due mesi prima il portavoce, Abu Mohammad al Adnani, aveva invitato i seguaci del Califfato a massacrare i civili in varie nazioni inclusi Australia e Canada. In ambedue i paesi lupi solitari hanno messo in pratica l'appello jihadista. Nel 2012 l'autoproclamato predicatore australiano di sangue calabrese, Musa Cerantonio, si era fatto immortalare davanti a San Pietro con una bandiera nera dell'Islam, che riportava in caratteri arabi la professione di fede musulmana. La foto è stata pubblicata su una pagina Facebook di un convertito italiano trovando proseliti, la scorsa estate, durante l'avanzata dell'Isis in Iraq. Gli ostaggi del pseudo predicatore terrorista del bar di Sydney sono stati costretti a esporre una bandiera uguale con la stessa scritta «Non c'è altro Dio al di fuori di Allah…».

Cerantonio, 29 anni, aveva un grande seguito sui social network grazie ai suoi proclami pro Isis. In luglio ha annunciato di essere andato a combattere in Siria, ma in realtà si nascondeva nelle Filippine. Una volta arrestato è stato rispedito in Australia dove vive sotto sorveglianza. Una settimana fa ha ricominciato a postare proclami rivolti ai mujaheddin della guerra santa.

In Siria ed Iraq sono andati a combattere veramente un centinaio di giovani australiani. In agosto Khaled Sharrouf ha twittato una foto orribile di suo figlio, che ha appena 7 anni e regge con due mani la testa mozzata di un soldato siriano. Il jihadista era stato arrestato per terrorismo nel 2009, ma poi è riuscito a lasciare l'Australia con il passaporto del fratello. Mohammad Ali Baryalei si è fatto filmare per le strade delle città australiane, mentre cercava di reclutare adepti per lo Stato Islamico. Poi è partito per la Siria, dove avrebbe trovato la morte a metà ottobre, come una quindicina di connazionali jihadisti. Abdullah Elmir, 17 anni, convertito di Sydney, ha postato in ottobre un video su You Tube girato in mezzo ai combattenti dell'Isis. Armato di kalashnikov invia un messaggio «al popolo australiano» e al premier Tony Abbott, che ha spedito soldati e aerei in Iraq per fermare il Califfato. «Non smetteremo di combattere fino a quando non avremo raggiunto il vostro paese e la bandiera nera sventolerà su ogni singolo territorio» minaccia in perfetto inglese il mujahed di Sydney.

Il 18 settembre l'antiterrorismo di Camberra ha lanciato con 800 uomini una vasta operazione. Omarjan Azari, un giovane musulmano di 22 anni nato in Australia, si stava preparando a decapitare qualsiasi suo concittadino, che gli sarebbe capitato a tiro per strada, raccogliendo l'appello del Califfato per scatenare il terrore in Occidente.

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Commenti
Ritratto di Memphis35

Memphis35

Mar, 16/12/2014 - 11:11

L'Australia sa come togliersi le mosche davanti al naso. Di stamani la notizia (GR 1)della deportazione dei (rari) clandestini approdati sulle sue coste in una nazione asiatica. Saprà rimediare quanto prima agli errori compiuti in fatto di tolleranza nei confronti dell'Islam. I paradisi sono altrove. Al centro del mediterraneo. Dove una classe politica di traditori sta svendendo la sovranità di una nazione.

ratio

Mar, 16/12/2014 - 11:17

Questo non e' giornalismo, ma terrorismo. Il pazzo che ha sequestrato 17 persone a Sydney causando la morte di due e il ferimento di tre non era un membro dell'ISIS. La scritta che ha fatto mettere sulla finestra del negozio non e' dell'ISIS. Era un pazzo, uno squilibrato con 40 denuncie per molestie sessuali e un processo in corso per delle lettere deliranti mandate alle famiglie di soldati australiani morti. Per non parlare della morte della sua ex moglie. L'uomo poi si chiamava Man Haron Monis, non era di origine calabrese (!) ma iraniana. Collegare tutto a ISIS e esagerare o storpiare notizie non e' giornalismo ma terrorismo. Il titolo dell'articolo e' poi assolutamente disgustoso e falso.

ratio

Mar, 16/12/2014 - 11:21

E bravo Memphis35, mescoliamo le carte. Quello che e' sucesso a Sydney non ha nulla a che vedere con il trattamento indecoroso dei rifugiati e disperati che rischiano la vita su barcaccie attraversando un oceano e mezzo. Possiamo perfavore essere piu' razionali e ragionare col cervello e non la panza? Grazie mille

claudio63

Mar, 16/12/2014 - 12:38

ratio, non e' la chiusura totale dei confini che risolve la situazione, ma nemmeno la totale imbecillita' di chi accoglie a prescindere e lascia alle strutture locali il bandolo del problema senza occuparsene poi: cosi si creano,appunto, malcontenti e situazioni aberranti. Che senso ha lasciare entrare chi poi viene abbandonato a se stesso? e come sopravvive se non ci sono strutture che lo sostengono e quelle che ci sono pensano solo a far quattrini da dare al partito di convenienza?

ratio

Mar, 16/12/2014 - 13:03

gentile Claudio, non ho scritto che bisogna accettare tutti.. qui in Australia hanno spedito indietro barche oppure hanno messo immigrati con bambino a carico in campi per rifugiati ai limiti della decenza e fuori dall'Australia con messaggi del ministro dell'immigrazione che dicono in sostanza che non lasceranno mai iil loro campo finche' non accetteranno di tornare in patria.. In ogni caso, non cambiamo discorso, il terrorismo giornalistico e la follia dell'uomo a Sydney erano gli argomenti del mio commento.. grazie

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Mar, 16/12/2014 - 15:32

#ratio "mescoliamo le carte"? Sei tu che cerchi di sviare il discorso. Dove cxxo credi che ci condurrà l'accoglienza indiscriminata alla feccia afroislamica? Ti suggerisco, nell'ambito del lessico latino, un altro nick: "amentia".

buri

Mar, 16/12/2014 - 15:49

non giudichiamo, vediamo invece cosa facciamo noi, non mi sembra che, per esempio, fli iman itineranti sua soggetti a controlli, possono predicare l'odio tranquillamente, salvo rari casi. senza conseguenza, lasciamo che vengono a costruire moschee e centri islamici, combattono i nostri usi e costumi, pretendendo di imporre i loro, in questo grazie alla miopia di verti politici e non solo si questi, se non ci svegliamo fra pochi anni l'integrazione sarà fatta, non la loro ma la nostra nell'islam

claudio63

Mar, 16/12/2014 - 21:10

ratio: il fatto che sia un emulo squlibrato non aggiunge ne toglie nulla al fatto che l'isis ed i suoi capibanda hanno richiesto di spargere terrore tra le fila della societa' occidentale lasciando appunto ai cani sciolti come questo pazzo demente l'iniziativa. in ogni caso l'immigrazione di pochi scalmanati lede alla necessita' di molti e su questo bisognerebbe ssere piu' selettivi.

Ritratto di kanamara

kanamara

Lun, 05/01/2015 - 14:06

Comunque, io prefrisco il cioccolato "Perugina" rispetto al cioccolato "Lindt" (lo scrivo, perchè anni fa feci un confronto con le stesse %)