Paraguay nel caos: a fuoco il parlamento

Violente proteste contro la legge che permette al presidente di ricandidarsi: un morto

In Paraguay le forze di opposizione sono convinte che il 25enne Rodrigo Quintana, il giovane ucciso durante le proteste scoppiate venerdì ad Asuncion, sia l'equivalente di Mohamed Bouazizi, il ragazzo che si diede fuoco a Sidi Bouzid, in Tunisia, innescando la primavera araba. In realtà il Paraguay è collocato geograficamente agli antipodi, in pieno autunno, ma la morte di uno dei simboli delle proteste di piazza, rappresentante del movimento anti-governativo «Liberal Radical Autentico», potrebbe incendiare ancora di più gli animi. Violenze e tensioni sono esplose dopo il voto con cui il Parlamento ha riformato la Costituzione permettendo al presidente in carica, il conservatore Horacio Cartes, di poter essere rieletto nel 2018.

Quella di mettere mano alla carta costituzionale è una pratica diffusa in buona parte dell'Africa nera, dove si è creato il profilo del «presidente a vita», da Mugabe (Zimbabwe) a Biya (Camerun), passando per Dos Santos (Angola) e Obiang (Guinea Equatoriale). Il Paraguay non si considera terzo mondo, non accetta la mossa a sorpresa di Cartes, temendo di rivivere i 35 anni della dittatura del generale Alfredo Stroessner. Per queste ragioni in migliaia sono scesi in strada, a volto coperto, attaccando il palazzo del Congresso e appiccando un incendio al primo piano, quello che ospita la sala bicamerale del Parlamento e gli uffici di vari deputati. I danni sono stati ingenti e i feriti almeno 70 (18 dei quali giornalisti), fra i quali almeno tre senatori. Purtroppo gli scontri si sono trasferiti nel centro della città, fino alla sede del Partido Liberal Radical Autentico, assaltata dalla polizia. È stato il leader del movimento, Efrain Alegre, a comunicare la morte di Quintana, ucciso da Gustavo Florentin, agente che attualmente si trova in stato di fermo, assieme ad altre 220 persone. «I militari sono entrati urlando, vi ammazziamo tutti», ha raccontato Alegre.

A questo punto diventa davvero limitativo definire quella del Paraguay, 7 milioni di abitanti, una semplice crisi istituzionale. Dal 1992 la rielezione del Presidente era vietata per proteggere il Paese dalle dittature. La controversa votazione sulla rieleggibilità si è tenuta nella sede del Senato, poiché la sala plenaria era occupata dai rappresentati del Partido Liberal, contrari alla riforma. La legge prevedeva il voto favorevole di 30 senatori, ma l'emendamento è passato con sole 25 preferenze. Cartes da parte sua è apparso sabato mattina sugli schermi di Canal 13, chiedendo alla cittadinanza «di non lasciarsi coinvolgere da coloro che da mesi promettevano violenza e spargimenti di sangue. Ci sono malfattori che vogliono scardinare la stabilità del Paese». Nel suo stesso partito però ci sarebbe una corrente pronta a chiederne le dimissioni.

Il Paraguay «ha avuto la miglior crescita economica di tutto il Sudamerica negli ultimi 30 anni», aveva rivelato poco tempo fa, proprio al Giornale, il ministro dell'Industria Gustavo Leite, di fatto collocando sulle mappe una nazione conosciuta fino a quel momento per le gesta dei suoi alfieri dello sport (José Luis Chilavert) e della letteratura (Augusto Roa Bastos).

Commenti

Marcobaggio

Dom, 02/04/2017 - 11:23

Vorrei ricordare a Luigi Guelpa che in Venezuela di fatto questo voler governare fino alla morte già esiste.L'unica differenza con il Paraguay è che i paraguayani non sono pavidi come i venezuelani e lo dico con dolore.