È paralisi per Consulta e Csm I grillini attaccano Napolitano

RomaIl Parlamento fa tredici, ma non vince nessuno. Anzi è l'Italia a perdere. Quanto meno tempo. La seduta comune numero 13 delle due Camere per l'elezione dei due membri laici della Corte Costituzionale fa registrare l'ennesima fumata nera a causa del gioco perverso dei veti incrociati. Nessun candidato raggiunge il quorum dei tre quinti dell'assemblea, pari a 570 voti. Malgrado gli appelli del Quirinale e malgrado l'ottimismo mattutino del premier Matteo Renzi («si deve andare veloci per una soluzione di alto livello, oggi o nei prossimi giorni»), i due principali candidati si fermano ancora una volta nemmeno troppo vicino al traguardo: 542 i voti incassati da Luciano Violante, uomo del Pd, 527 quelli di Donato Bruno, candidato di Forza Italia. Servirà una nuova votazione, la quattordicesima, che si terrà martedì prossimo alle 12.

Una pausa più lunga del solito, che dovrebbe favorire le trattative per uscire da uno stallo che ha del grottesco. Un primo passo potrebbe essere quello compiuto ieri da Silvio Berlusconi, che ha incontrato a Palazzo Grazioli una delegazione della Lega Nord composta da Roberto Calderoli, Massimiliano Fedriga e Giancarlo Giorgetti per lavorare su un accordo che sembra lontano. Ma restano quattro giorni per sperare.

A favorire il cul-de-sac , oltre all'opera dei cecchini che sparano soprattutto dai banchi del Pd, c'è anche l'assenza di segnale da parte del Movimento 5 Stelle, deciso a non collaborare: unico contributo alla causa, la proposta di votare sul Csm di notte in modo da lasciare di giorno il Parlamento libero di lavorare. «Il M5S questi non li vota. O ci sono candidati all'altezza delle Istituzioni, o il M5S non si sporcherà le mani. Se poi i nomi fanno parte del Patto del Nazareno, la rogna se la grattino Renzie e Berlusconi ed eventualmente Napolitano», si legge nel post del sito beppegrillo.it . A gamba tesa sul capo dello Stato entra invece il solito Alessandro Di Battista, avvezzo alle sparate ad alzo zero: «Presidente Napolitano - scrive il bello del M5S - con il massimo rispetto, ma come si permette di interferire in questo modo sulle scelte del Parlamento? Non si vergogna nemmeno un istante? Osa accusare il M5S, come sempre, di questa impasse , quando l' impasse l'avete causata soltanto voi con i vostri soliti tentativi di preservare la casta». E poi: «Si vergogni Presidente, dica alla sua maggioranza di fornire nomi presentabili e vedrà che il M5S li voterà, ma Violante se lo vota lei, lo votassero i berlusconiani doc o quei piddini “diversamente berlusconiani”». Parole che suscitano l'altrettanto consueto coretto di indignazione. Valga per tutti il disprezzo del deputato Pd Dario Ginefra: «Parole gravi e deliranti al limite del vilipendio».

Ma al di là degli estremismi verbali, c'è un clima pesante nei partiti. In particolare nel Pd, che malgrado l'ostinazione di Debora Serracchiani («Il ticket Violante-Bruno per la Consulta resiste. Il Pd voterà Violante-Bruno») sta realmente pensando se non sia il caso di scaricare l'ex presidente della Camera e cercare nuovi equilibri. Da parte di Forza Italia l'ordine di scuderia ieri è stato inviato via sms («Indicazione di voto: Corte costituzionale Bruno e Violante; Csm Zanettin») e non sarebbe stato disatteso. Resta uno spettacolo penoso, quello di un Parlamento che invece che alle riforme da giorni si dedica alle poltrone. «Un'istituzione come la Corte costituzionale penso meriti ben altro trattamento. Ed è uno spettacolo che non meritano nemmeno gli italiani», taglia corto Giuseppe Tesauro, presidente della Consulta. Come dargli torto?