Quella Parigi «vietata» alle donne perché lì comandano gli arabi

Da un anno il quartiere Chapelle ostaggio della violenza

Francesco De Remigis

Parigi ha una nuova «no-go zone». Stavolta non si tratta della banlieue. Ma di un quartiere dentro la città dove caffè, bar, ristoranti, marciapiedi e l'ingresso del metrò sono ormai dominati da uomini arabi o di origine maghrebina che sommergono di insulti le donne: a qualunque ora del giorno, e la sera di donne non se ne vedono neppure col lanternino. Benvenuti alla Chapelle, nord tutt'altro che periferico di Parigi, dove da circa un anno le strade ospitano spacciatori, migranti, trafficanti e rifugiati in attesa di riconoscimento.

Le donne sono diventate il bersaglio di un mix di frustrazione e sessismo. Carne da schernire. Il quartiere ospita il giardino dedicato a Rosa Luxemburg, che si fece valere tra gli uomini della Socialdemocrazia tedesca nella Berlino di fine 800. Icona femminista pur senza essere militante. Eppure qui una donna confessa a Le Parisien di aver subìto il lancio di un mozzicone di sigaretta nei capelli e ogni genere di insulto: «Da puttana a inviti espliciti a rapporti sessuali».

Altre testimonianze sembrano uscite da un film, rendendo la quotidianità un calvario. Nathalie, 50enne da trenta nella Chapelle-Pujol, parla di clima insostenibile peggiorato negli ultimi sei mesi, da quando la zona vicino alla metro è diventata una bidonville con l'accampamento di migranti sgomberato due settimane fa e ricomparso a macchia di leopardo. «Ingiurie e insulti sono all'ordine del giorno, situazione angosciante, al punto da farci modificare i nostri itinerari e il modo di vestirci, ho amiche che non escono più di casa».

La metro «Chapelle», Laure la evita. «Infastidita sempre dagli stessi ambulanti. L'altro giorno mi sono messa a gridare e due hanno tirato fuori un coltello, mi hanno circondata minacciandomi. Pensavo fosse giunta la mia ora e per quanto riguarda mia figlia di 12 anni sono due mesi che non va più da sola a scuola». La situazione è nota. Ma il fatto che gli aggressori appartengano a «una popolazione elevata al rango di vittima assoluta fa sì che la trasformazione in colpevoli paralizzi il discorso politico e l'azione pubblica», spiega l'ex consigliera comunale socialista Céline Pina a Le Figaro. Al punto che il sindaco Anne Hidalgo solo dopo un reportage pubblicato venerdì su Le Parisien ha annunciato «sanzioni e più controlli per combattere discriminazioni inammissibili» e un piano da concordare col procuratore François Molins per il 31 maggio. «Alcune residenti da settimane promuovono la petizione Donne, una specie in via di estinzione nel cuore di Parigi senza che nessun politico le abbia sostenute. Anzi, i collettivi se la sono presa con l'esponente dei Républicains Valérié Pécresse, presidente della regione Ile de France, rea di aver incontrato alcune di queste donne tra il X e il XVIII arrondissement parlando di «stato di segregazione». «Il sessismo non ha né origine né colore», gridava venerdì un gruppo di venti persone in difesa dei migranti. Sul luogo, ha acceso i riflettori Le Parisien sei mesi dopo il reportage di France 2 sui già tristemente noti bar che vietano l'accesso alle donne a Sevran, nella banlieue nord di Seine-Saint-Denis. Uno dei territori perduti della République che non pare diverso nel confronto con La Chapelle, che vanta 110 operazioni di polizia e 1161 fermi da inizio anno e zero bimbi a giocare in piazza. A giorni una manifestazione con centinaia di donne: in strada con la gonna, che ormai qui è quasi scomparsa.